
10 novembre 1995, viene impiccato Ken Saro-Wiwa, scrittore, poeta e attivista nigeriano, uno degli intellettuali più significativi dell’Africa postcoloniale.
Fin dagli anni ottanta, Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali (nello specifico della Shell) responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona.
Nel 1990 si fa promotore del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Movement for the Survival of the Ogoni People). Il movimento, caratterizzato da metodi non violenti, ottiene risonanza internazionale nel 1993 con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi impostagli senza processo.
Arrestato una seconda e una terza volta nel maggio del 1994, con l’accusa (falsa) di aver incitato all’omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, nel 1995 Ken Saro-Wiwa viene processato e impiccato con altri 8 attivisti del MOSOP prima della scadenza dei ricorsi alla condanna, al termine di un processo che ha suscitato vive proteste da parte dell’opinione pubblica internazionale. Come egli stesso aveva predetto: «Ci arresteranno e giustizieranno. E tutto per la Shell». Inoltre, prima che venisse impiccato, Saro-Wiwa disse «Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua.»
(Salvatore Palita)






