1) Il racconto fa parte di un progetto editoriale che si oppone fermamente alla guerra. Cosa di questo testo vi ha spinto a sceglierlo per la vostra performance?
Sabrina: Abbiamo scelto questo testo per il suo far emergere in maniera così intensa il collegamento fra guerra e patriarcato.
2) In che modo vi state preparando per rendere giustizia all’intensità emotiva e alle tensioni che emergono nel racconto?
Cristian: Stiamo cercando di mettere in luce quanto sia uno dei testi più difficili e intensi da leggere.
Sabrina: Lo stesso discorso vale anche per l’accompagnamento musicale. Vogliamo trasmettere a chi ci ascolta l’idea di essere presenti nella scena del racconto, con tutto quello che questo comporta in termini emotivi.
3) Quale reazione sperate di suscitare nel pubblico attraverso la vostra performance?
Cristian: Vorremmo suscitare nel pubblico le stesse sensazioni che l’intensità del Testo di Michele Arezzo ha suscitato in noi, e ad accogliere criticamente tematiche spesso minorizzate o cancellate.
4) Tematiche come quella dell’autodeterminazione dei popoli come si ricollegano ad un messaggio contro la guerra?
Cristian: Si ricollegano necessariamente in senso critico per contrapporre alla pace o alla guerra fra Stati, una solidarietà ed emancipazione dei popoli.
5) Pensate che il contesto del festival, con i suoi temi, possa arricchire ulteriormente il messaggio il dibattito nel mondo della cultura rispetto alle grandi questioni come guerra, autodeterminazione o tutela ambientale?

















