Dimoras 2025: Mostre, Musica e Performance al Museo Casa Sanna

Al Festival della Scienza di Genova quest’anno non ci sarà spazio per le armi. Leonardo Spa, colosso dell’aerospazio e della difesa, è stata invitata a non partecipare all’edizione del 2025 prevista dal 29 ottobre al 2 novembre. L’appello è stato firmato da circa 250 insegnanti e accademici, che hanno affermato nella sostanza che la scienza davanti al dramma della Palestina non può voltarsi dall’altra parte e non può diventare strumento di morte.

E così, dopo giorni di polemiche, Leonardo ha fatto il passo indietro. Ufficialmente parla di una scelta “per rispetto della comunità scientifica e per evitare strumentalizzazioni”. La verità è che questa volta la narrazione non ha retto: le evidenze che collocano Leonardo tra i principali partner militari di Israele sono davanti agli occhi di tutti.

I firmatari hanno citato rapporti precisi: quelli di The Weapon Watch e la relazione dell’ONU a firma di Francesca Albanese, che documentano contratti e forniture militari tra Leonardo e Israele. Non solo: alcuni passaggi mostrano come questi rapporti siano stati “mascherati” attraverso programmi americani per aggirare le restrizioni europee. Il solito gioco sporco dell’industria bellica, che in Italia trova sempre sponde politiche e istituzionali.

Leonardo di fatto continua a vendere armi in Israele attraverso la sua controllata statunitense, Leonardo DRS. Nel settembre 2024 il Dipartimento di Stato USA ha approvato un contratto da 164,6 milioni di dollari per la fornitura di mezzi militari pesanti – rimorchi per carri armati – destinati all’esercito israeliano, con consegne previste a partire dal 2027. Leonardo DRS, con sede negli Stati Uniti, è il principale appaltatore di questo accordo.

Non è tutto. Leonardo DRS mantiene collaborazioni strategiche con società israeliane come Rafael Advanced Defense Systems, fornendo componenti per sistemi di difesa attiva come il Trophy APS, montato sui carri armati americani e israeliani. E negli ultimi anni ha firmato più contratti con il Pentagono che coinvolgono tecnologie e attrezzature usate da Israele. In altre parole: anche se Leonardo in Italia dichiara di non trasferire nuove forniture a Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2024, attraverso la controllata statunitense continua a garantire flussi militari cruciali all’esercito israeliano.

Eppure, nel comunicato ufficiale, Leonardo ha avuto il coraggio di scrivere che “lavora per la pace”. L’AD Roberto Cingolani si è affrettato a definire le accuse “infamanti”, accusando gli accademici di oscurantismo e lamentando che “le scuole perdono un’opportunità educativa”. Ma quale educazione? Cosa ci sarebbe di educativo nell’aprire le porte a un colosso che campa sulla guerra? In che modo il marketing di Leonardo contribuirebbe a formare coscienze libere, se non insegnando a normalizzare la cultura della guerra e mascherando il coinvolgimento diretto dell’Italia con quanto accade oggi in Palestina, responsabilità che ricadono su chiunque si volti dall’altra parte e finga di non vedere come stanno realmente le cose.

Leonardo non è solo un’azienda privata: è controllata dallo Stato italiano, che ne fa il suo fiore all’occhiello. I governi di ogni colore hanno sempre difeso questa macchina da miliardi, mentre nei bilanci pubblici l’istruzione e la ricerca finiscono regolarmente in fondo alla lista.

Ecco lo scandalo: la cultura ha bisogno di elemosinare sponsor, mentre le armi godono di finanziamenti pubblici crescenti. Festival e università diventano terreno di conquista per ripulire l’immagine di chi lucra sulla guerra. Ma questa volta qualcosa si è incrinato. A Genova, la società civile ha detto no. E quel no oggi conta moltissimo.

Perché la scienza e la conoscenza servono a liberare, non a distruggere. La vera lezione che resta da questa vicenda è che il futuro non si costruisce con le bombe: il Festival della Scienza cammina solo senza le ombre dell’industria militare.

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