Controtempo
Woody Guthrie (1912-1967), considerato il padre della moderna canzone di protesta americana, morì il 3 ottobre 1967 a New York, dopo una lunga malattia dovuta al morbo di Huntington. Nato in Oklahoma, visse da giovane le difficoltà della Grande Depressione viaggiando con i disoccupati e traendo ispirazione dalle lotte sociali e dalle storie della gente comune. Con le sue canzoni sostenne i movimenti operai, la Repubblica Spagnola e denunciò fascismo e nazismo, incidendo sulla sua chitarra la celebre frase “This machine kills fascists”.
Divenne una voce fondamentale del folk americano grazie anche a trasmissioni radiofoniche, ma dopo la guerra fu colpito dalla persecuzione maccartista e dalla malattia, che lo costrinse a una vita sempre più difficile. Nonostante ciò lasciò oltre un migliaio di canzoni, dalle ballate di protesta ai brani per bambini, influenzando generazioni di artisti.
Alla sua morte, Pete Seeger, Arlo Guthrie e altri musicisti (tra cui Bob Dylan, Joan Baez e Judy Collins) lo celebrarono con grandi concerti-tributo a New York e Los Angeles, i cui proventi furono destinati alla Fondazione Woody Guthrie, impegnata nella memoria dell’artista e nella ricerca sulla malattia che lo uccise.
Guthrie affermava di odiare le canzoni che abbattono l’uomo e dichiarava di cantare solo per restituire dignità e orgoglio alla gente comune.
(Salvatore Palita)
Daniela
Che meraviglia, vi ringrazio. Non conoscevo questo cantante e questo grande artista