
Nelle pagine di questo romanzo l’indagine non serve soltanto a scoprire chi sia responsabile di un delitto, ma diventa il punto di partenza per interrogare un’intera società. Sardanapalo e i suoi amici di Paola Meloni si muove in questa direzione: il ritrovamento di un cadavere nelle campagne di Sedilo, in Sardegna, nel 1987 apre una storia che attraversa luoghi, epoche e destini individuali, componendo progressivamente il ritratto di un mondo abitato da esuli, artisti, disillusi e persone che cercano, ciascuna a modo proprio, una possibilità di libertà.
Il protagonista, Arturo Ara, è un uomo inquieto, legato alla propria terra. Il ritrovamento del cadavere lo spinge a ripercorrere legami che lo conducono a Cagliari, Roma, Firenze e Rimini, fino a incontrare nuovamente figure del suo passato. Fra queste spicca Carlos, musicista argentino in esilio, la cui vicenda personale rimanda alle ferite della storia politica sudamericana. Intorno a loro si raccolgono altri personaggi, accomunati da un’esistenza irregolare, dalla precarietà materiale e da un rapporto conflittuale con le istituzioni.
Uno dei meriti del romanzo è il modo in cui il nucleo investigativo si allarga fino a mettere in discussione la stessa natura della verità. Il cadavere ritrovato a Sedilo non è soltanto un enigma da risolvere: è la traccia di una storia rimossa, di identità incerte e di responsabilità che non possono essere comprese limitandosi alla dimensione privata.
Meloni costruisce così una narrazione nella quale la vicenda individuale si intreccia con le dinamiche del potere, la repressione politica e la manipolazione dell’informazione. Il romanzo non si accontenta di contrapporre vittime e colpevoli: mostra anche la capacità degli apparati di sorvegliare, condizionare e utilizzare le persone, trasformandole in strumenti di strategie più grandi di loro.
La struttura temporale, scandita da luoghi e date che attraversano gli anni Ottanta e arrivano al 1998, contribuisce a questa progressiva ricomposizione. I salti cronologici richiedono attenzione, perché le informazioni vengono distribuite attraverso incontri, ricordi e racconti retrospettivi. La scelta alimenta la curiosità e permette di osservare gli stessi personaggi in momenti diversi della loro esistenza; al tempo stesso, la molteplicità delle traiettorie può rendere meno immediato l’orientamento del lettore.
Arturo è una figura particolarmente interessante proprio per la sua ambivalenza. Non è un eroe tradizionale, né un protagonista dotato di una vocazione chiaramente definita. È un uomo che osserva, ascolta, si sposta, entra ed esce dalle vite altrui, spesso senza riuscire a tradurre la propria sensibilità in un progetto concreto. Il suo rapporto con Carlos e con gli amici incontrati nel corso del viaggio restituisce un’idea di solidarietà fragile, fatta di ospitalità, conversazioni, musica e gesti quotidiani.
Anche i personaggi secondari contribuiscono alla ricchezza del quadro. La storia di Marzia, segnata dallo sfruttamento subito durante l’adolescenza e dalla successiva ricerca di autonomia, introduce una dimensione intima e sociale che amplia lo sguardo del romanzo. Carlos, invece, porta con sé il peso dell’esilio e della perdita, senza perdere del tutto il legame con la musica e con le persone amate.
Un romanzo corale che ha l’ambizione di raccontare non un individuo isolato, ma una rete di relazioni che sopravvive ai fallimenti e alle separazioni.
La prosa di Meloni trova i suoi risultati più convincenti nella concretezza delle ambientazioni. La Sardegna non è uno sfondo ornamentale: il Tirso, il lago artificiale, le rocce e i paesi custodiscono una memoria di migrazioni e silenzi. Analogamente, le città attraversate da Arturo emergono attraverso odori, rumori, stazioni e abitazioni condivise.
Sono dettagli che restituiscono un’epoca senza affidarsi esclusivamente alla ricostruzione storica. La vecchia Olivetti, i traghetti, le sigarette, la musica e gli spazi occupati compongono un paesaggio nel quale la vita quotidiana si intreccia con le inquietudini politiche. Il registro alterna osservazioni liriche, dialoghi ruvidi, ironia e linguaggio colloquiale, con una frequente presenza di espressioni gergali e dialettali.
Il tema che tiene insieme le diverse vicende è la libertà, intesa non come conquista definitiva, ma come condizione continuamente minacciata. I personaggi cercano di sottrarsi a famiglie oppressive, istituzioni, gerarchie culturali e apparati politici; tuttavia, uscire da un sistema di costrizioni non significa necessariamente trovare una nuova stabilità.
Fra queste pagine trovate musica che riannoda le generazioni, restituisce alla memoria una funzione che va oltre il ricordo individuale. Ciò che è stato perduto può continuare a circolare nelle persone, nei gesti e nelle canzoni, anche quando la verità ufficiale lo ha cancellato o deformato.
Sardanapalo e i suoi amici è un romanzo ambizioso, irregolare e ricco di suggestioni, che trova la propria forza nell’intreccio fra esistenze marginali e storia politica. La sua maggiore qualità è la capacità di dare corpo a un mondo di amicizie imperfette e resistenze quotidiane.
A chi consigliarlo? A chi ama i romanzi di ambientazione storica e politica, le storie di esilio e marginalità e le opere che intrecciano vicende private e conflitti collettivi.
Sardanapalo e i suoi amici – Paola Meloni, Catartica Edizioni, Collana In Quiete, 2026
(Redazione)






