
Abbiamo incontrato Lorenzo Mazzoni e Christian Caielli, fondatori di Mille Battute Edizioni, per tornare su Locus Pop, l’antologia nata dal laboratorio di scrittura di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi sulle nostre pagine [QUI], e per ragionare del loro modo di fare editoria indipendente, del lavoro sui racconti e del senso di costruire progetti collettivi fuori dalle logiche di mercato.
1) Mille Battute è un editore no-profit e indipendente: in che modo questa scelta incide concretamente sul vostro modo di lavorare?
Lorenzo: Mille Battute Edizioni nasce dentro un contenitore più ampio, che è stato Mille Battute, uno spazio condiviso dentro il quale pubblicavano storie scritte (di mille battute) con un accompagnamento di un portfolio fotografico. Le storie erano testimonianza dei viaggi e dei workshop che organizzavamo in giro per il mondo. Era un’associazione culturale: ciò che ricavavamo lo reinvestivamo per le attività dell’associazione. Mille Battute Edizioni non ha fatto altro che portare avanti il percorso precedente, occupandosi solo della parola scritta, ma, il principio è lo stesso del progetto comunitario di Mille Battute: far emergere storie che abbiano qualcosa da dire. Sia Christian che io usiamo lo stesso approccio lavorativo che utilizziamo nelle collaborazioni con editori esterni quando si tratta di pre-editing, editing, revisione eccetera. Lo facciamo con professionalità, cercando di far percepire ai potenziali lettori che il catalogo di Mille Battute Edizioni, pur essendo no-profit, ha comunque un valore narrativo.
Christian: Il segreto è essere snelli. Lorenzo e io copriamo da soli tutti i ruoli di una casa editrice. Lavoriamo nei fine settimana, la notte, mentre siamo in vacanza. Non abbiamo una sede, ci scambiamo decine di messaggi e telefonate al giorno. Ridiamo molto spesso. Copriamo i (pochi) costi con la vendita delle antologie. Ci vengono due spicci, ma ognuno di noi ha un altro lavoro con cui pagare l’affitto. Può sembrare una cosa da spanati, e forse lo siamo, ma questo è l’unico modo per fare cultura fuori dal mainstream.
2) Date spazio a esordienti e a storie che stanno fuori dalle logiche di mercato. Quanto è difficile, oggi, tenere questa linea senza snaturarla?
Lorenzo: E abbastanza facile. Mille Battute Edizioni ha come unico distributore (sia per il cartaceo che per il digitale) Amazon. I libri in catalogo si muovono spesso in canali diversificati rispetto a quello delle librerie (seppur presentazioni e eventi dei nostri libri si siano svolti anche in librerie e caffè letterari), perciò non stiamo molto attenti ai movimenti di mercato. Se un autore o un’autrice arriva con una buona storia, la pubblichiamo, e se la stravolgiamo per esigenze di editing, cerchiamo comunque di non snaturare ciò che chi scrive vuole trasmettere al lettore, anche dovesse essere una storia fuori dalle logiche di mercato.
Christian: Delle logiche di mercato ci importa poco, anzi, ci importa poco delle logiche in generale. Volevamo dare uno spazio agli esordienti, pubblicare ciò che nessuno avrebbe mai pubblicato proprio per questioni di mercato. Ci sono tante belle storie. Anche nelle più strambe cè sempre qualcosa che ti fa pensare, un pezzo di umanità, di te stesso da scoprire. Dal momento che viviamo con un tozzo di pane e non dobbiamo rendere conto a nessuno di ciò che facciamo, ecco trovata la formula per la vera indipendenza: facciamo tutto quello che ci pare infischiandocene se il tal prodotto piace e funziona o meno.
3) Nel vostro catalogo convivono noir, pulp, antologie pop e narrazioni marginali. Esiste un filo comune che tiene insieme queste scelte?
Lorenzo: Un vero è proprio filo conduttore non c’è. Sappiamo che non vogliamo pubblicare fantasy e fantascienza e che prediligiamo storie che abbiano radici nel reale e dove i luoghi non siano semplice cornice ma protagonisti delle storie raccontate. Ci piace il noir, ci piace il pulp (soprattutto come lettori), ma abbiamo una fascinazione per il torbido, per i mostri interiori, le allucinazioni della società contemporanea. Forse questo potrebbe essere un filo conduttore. Diciamo che siamo comunque aperti a trecentosessanta gradi (quasi) ad accogliere storie.
Christian: Anche le questioni di genere letterario sono argomenti attinenti a un mercato. Noi pubblichiamo di tutto. Tranne storie per bambini e adolescenti, fantasy e poesia. Il filo comune che unisce le nostre pubblicazioni è la voce dal basso, che fa da contrappunto a tutte le migliaia di voci “autorevoli” che ci piovono in testa dalla mattina alla sera, indicandoci un modo di vivere e di pensare. Le voci dei nostri autori paiono dire: “grazie, preferirei di no”.
4) Che tipo di autori dovrebbero bussare alla porta di Mille Battute oggi? Cosa vi interessa davvero leggere nei manoscritti che arrivano?
Lorenzo: Ci interessa leggere belle storie. Ci interessa che chi scrive abbia il fuoco dentro. Ci interessa chi ha coraggio. Chi si mette in gioco. Come diceva Gramsci “Odiamo gli indifferenti”, a cui aggiungerei “Non sopportiamo i moderati”. Siamo interessati, come dicevo prima, a qualsiasi storia, purché non sia di fantascienza o un fantasy con uomini-lupo, vampiri, principesse dark e principi wasp. Ci sono editori più bravi di noi a commercializzare quelle storie. A noi interessa la quotidianità velata di nero, di misteri, di ambiguità, coraggio, vigliaccheria. I generi che prediligiamo sono sicuramente il noir, il giallo, il pulp, l’erotico e l’avventura che abbiano connotazioni territoriali, geografiche riconoscibili.
Chiristian: In tanti anni abbiamo ricevuto migliaia di manoscritti. Abbiamo scartato quelli dei narcisisti che scrivono per appagare lego. Abbiamo cestinato i cultori della speculazione mentale, gli esaltati, quelli convinti di essere in missione per conto di Dio, da cui hanno ricevuto il sacro dono della scrittura, abbiamo cassato quelli che fanno finta di scrivere bene, che imitano lo stile di questo e quello. Ci sono sempre piaciuti quelli che magari scrivono male, ma che hanno una buona storia da raccontare. Ci piacciono le persone vere, senza velleità di successo, che di giorno continuano a essere pensionati, lavoratori, genitori, e che ogni tanto si siedono davanti al computer e sentono il bisogno di raccontare.
5) Locus Pop nasce da un laboratorio di scrittura: come si è svolto il percorso e quanto ha contato il lavoro collettivo rispetto al risultato finale del libro?
Lorenzo: Locus Pop è frutto di un laboratorio riuscito. Sia io che Christian insegniamo da molti anni Scrittura creativa, Scrittura di Viaggio, Sceneggiatura (lui), Scrittura pratica, organizziamo workshop sul noir, l’erotico, la letteratura di luoghi. Per noi è stato abbastanza facile strutturare il laboratorio condensando ciò che raccontiamo abitualmente durante i nostri corsi e workshop. Si tratta di dare un metodo e, seppur le penne di Locus Pop siano ottime, fare un grande lavoro di editing finale per plasmare il lavoro collettivo, per quanto possibile, e cercare di far emergere potenzialità sopite tra le righe e evidenziare le debolezze per migliorarle. Il lavoro, in questo modo, ha un suo scopo: far carpire che il volume è costruito da tante voci diverse ma che, attraverso una sorta di musicalità nascosta, mantiene una sua uniformità. Un po’ come ascoltare un CD di cover dei Ramones realizzato da molti artisti diversi: capisci subito che l’esecuzione non è fatta da un unico musicista, ma riconosci la matrice comune, che sono i Ramones.
Christian: Locus Pop, come l’antologia che lo precede nasce da un laboratorio. Ci si incontra, si discute di scrittura, di tecniche narrative, si stabiliscono le (poche) regole del gioco e poi si lascia carta bianca. Il lavoro collettivo, di fatto, è solo la consapevolezza di non essere abbandonati a se stessi. In ogni momento gli autori possono chiamarci e chiedere aiuto. Alla fine sarà il lavoro di editing a mettere in luce il lavoro dello scrittore e a fare di una raccolta di racconti un libro fatto e finito.
6) Nel laboratorio avete lavorato molto sulla forma del racconto. Perché oggi continuate a puntare sulla scrittura breve, spesso considerata marginale dal mercato editoriale?
Lorenzo: In Italia è un vero peccato che gli addetti ai lavori mainstream (e non solo) non puntino quasi mai al racconto. Miopia italica: vedono Volo e credono di trovarsi davanti Hemingway, con i danni connessi alla mente del lettore. Noi puntiamo molto sul racconto perché ci piace, perché è un modo di coinvolgere autori e autrici che stimiamo, ci permette di lavorare in modo concreto sull’editing spalla a spalla con chi scrive in tempi brevi, spiegando ciò che secondo noi va e non va ed è un buon modo per avere più voci e punti di vista su uno stesso argomento. Le scritture brevi funzionano, in Mille Battute Edizioni. Il 14 febbraio replicheremo il laboratorio fatto a giugno (dal quale è stato realizzato Locus Pop), e speriamo di poter pubblicare, a seguito di questo, un nuovo volume di racconti con la partecipazione dei corsisti.
Christian: La scrittura breve, per chi si sia mai cimentato, non è una scrittura semplice. Non è un’alternativa per scrittori incapaci di riempire duecento pagine ma una forma narrativa ad alta densità espressiva in cui ritmo, semantica e sottotesto lavorano più che nella narrazione estesa. Il mercato editoriale tende a considerare “marginale” ciò che non rientra in economie di scala. La scrittura breve è strutturalmente incompatibile con le logiche industriali e proprio per questo è strumento essenziale di resistenza. Non a caso molte delle più grandi innovazioni in campo letterario sono nate nella forma breve, non nel romanzo.
Locus Pop: Laboratorio pratico di scrittura – Okina Sagi, Mille Battute, 2025






