
Il musicista e trombettista jazz Paolo Fresu, attraverso la sua etichetta discografica Tŭk Music, qualche giorno fa ha annunciato la decisione di non rendere più disponibile la sua musica in Israele. Una scelta che nasce come forma di protesta contro il genocidio in corso a Gaza e le politiche del governo israeliano nei confronti della Palestina.
Nelle dichiarazioni pubbliche Fresu ha chiarito che chi, all’interno dello Stato di Israele, vorrà comunque ascoltare i brani prodotti da Tŭk Music dovrà scrivere all’indirizzo tukmusic@gmail.com, dichiarandosi apertamente contrario alle politiche israeliane verso la Palestina e al massacro in atto. Solo a queste persone, e a discrezione dell’etichetta, verrà inviata gratuitamente una selezione di brani.
Non è la prima volta che l’artista sardo assume posizioni pubbliche a favore della causa palestinese: in passato ha partecipato a manifestazioni e iniziative di solidarietà, rendendo chiara la propria posizione sulla questione palestinese. Stavolta però il gesto è ancora più diretto, toccando il centro del suo lavoro artistico e del rapporto con il pubblico.
Una decisione che non ha mancato di sollevare polemiche, soprattutto sui social, dove c’è chi prova ad accusare di discriminazione chiunque osi criticare Israele o tenti di fare qualcosa di concreto contro il massacro in corso a Gaza. Critiche che spesso scadono nel ridicolo, prive di argomentazioni, ma che si ripetono come un copione, alimentate da una strisciante e preoccupante propaganda che cerca in ogni modo di negare un genocidio di cui il mondo ha invece piena coscienza grazie ai video e alle terribili immagini che invadono il web.
Quella di Fresu è, al contrario, una scelta che apprezziamo e consideriamo un atto coraggioso di coscienza civile, a favore di un boicottaggio necessario.
L’iniziativa si inserisce nel solco di un più ampio movimento internazionale culturale che si oppone alla violenza dello Stato di Israele in Palestina. Sempre più artisti prendono posizione, ma pochi arrivano a gesti concreti. E proprio là dove la propaganda tenta di coprire i massacri con il silenzio, un boicottaggio come questo acquista un peso reale, ben più forte di mille dichiarazioni di principio.






