Feste, turismo e politica: il Capodanno che non risolve nulla

Punto e a capo

“La Giunta Mascia parte da Max Pezzali e dal Capodanno 2026 per rilanciare la Sassari e il Nord-Ovest.” Così titolavano i giornali all’annuncio della Giunta Mascia per la festività di Capodanno. Ora, pur non volendo fare del benaltrismo – perché i soldi hanno destinazioni precise e, in qualche modo, vanno spesi – bene fanno i Comuni a organizzare eventi e festività. Vorrei però concentrarmi su alcuni punti cruciali che riguardano le polemiche che puntualmente nascono attorno a questo tipo di iniziative. E magari fare anche qualche riflessione più seria.

Sui social impazza la polemica. Cosa ormai normale, ma qualcuno – tra media e politici – si è mai chiesto davvero cosa si aspetti la gente da chi amministra un territorio? Certo, si dirà che i sassaresi non sono mai contenti di nulla e che amano fare polemica su tutto. Ma, a ben guardare, qualche lamentela (e pure un pizzico di sano sarcasmo) ci sta, specie se la Giunta presenta il concertone di Capodanno come il volano per rilanciare la città e persino come la “riscossa del Nord-Ovest” dell’isola. E allora sì, qualcosa da dire – e su cui ironizzare – c’è eccome.

Partiamo dalle aspettative. Sassari, città metropolitana, pare avere grandi ambizioni e punta su eventi “importanti” come il Capodanno. E quest’anno l’amministrazione ha scelto di portare Max Pezzali, non proprio una novità nel nord dell’isola. Pezzali si è esibito più volte in Sardegna – in particolare ad Alghero, due anni fa. Nella “Barcelloneta sarda” aveva portato 14.000 persone. Sassari ha attrezzato piazzale Segni per 20.000 spettatori con una spesa di 350.000 euro per circa 90 minuti di concerto: un investimento significativo per le casse comunali (seppur sostenuto al 50% dalla Regione per le spese complessive del Capodanno).

Senza nulla togliere a Max Pezzali – le scelte in questi casi seguono i gusti della maggioranza e la leggerezza del momento, e ci può stare. Pezzali è un artista sulla cresta dell’onda che riempie grandi stadi. Ma non passa inosservato come la Giunta sottolinei che in città «ci saranno 40 giorni di eventi» con una spesa che si aggirerà più o meno sui 600 mila euro complessivi (divisi con la Regione). Ed è qui che si capisce l’idea di sviluppo della Giunta: Mascia parla del Capodanno come di un evento “in continuità” con la Cavalcata Sarda in primavera, la Faradda di li Candareri in estate e “A fora li brascheri” in autunno. Come se davvero questo fosse il punto centrale dell’idea di rilancio della città e del territorio.

E qui, il tutto comincia un po’ a stridere.

Nulla da ridire, lo preciso, sul creare occasioni di incontro, di festa e di lavoro per chi ruota attorno a questi grandi eventi. Ma cosa c’entra tutto questo con il “rilancio del territorio”? Davvero la Giunta vuole puntare tutto sul turismo? È questo il programma con cui si pensa di ricostruire il tessuto sociale ed economico della città e del Nord-Ovest? Ma davvero?

Qualcuno penserà che si tratti della solita vuota retorica. Io temo invece che questa Giunta ci creda davvero. Qualcun’altro farà i salti di gioia, io no. Rifletto sul fatto che le zone “turistificate” della Sardegna – vedi Alghero – non traggono poi così grandi benefici dal turismo, semplicemente perché il turismo crea lavori precari e poco remunerativi e non genera vera ricchezza per il territorio. E questo il nostro sindaco, giovane e moderno (e, si presume, non proprio “pagu essidu”), dovrebbe saperlo.

In sostanza, la Giunta parla di portare gente alle feste comandate e, allo stesso tempo, di cultura e turismo. Ma accostarli così non suona benissimo. Non perché sia sbagliato investire nel cosiddetto “turismo culturale”, ma perché temo – e sarei felice di essere smentito – che in questa città non ci sia affatto un vero cambio di passo. Si continua a rispondere a problemi complessi come la crisi sociale ed economica con soluzioni superficiali e, permettetemi di dire, banalotte: portare gente alle feste. In pratica, Sassari dovrebbe campare di feste tutto l’anno e di turismo crescente.

Solo che no, questo non salverà Sassari dal suo declino. Così come le telecamere non renderanno la città più sicura (eh no, non è “un altro discorso”, come qualcuno proverà a dire).

Si parla di rilancio del territorio, ma abbiamo un piano di riqualificazione della città che punti su servizi utili a chi la vive? E se invece si parla di cultura, abbiamo un piano di riqualificazione del patrimonio culturale? Qualcuno, almeno sulla carta, c’è: il Barbacane, ad esempio, dove si prevedeva un’apertura entro ottobre… ma ancora niente. Poi ci sono le mura medievali annerite dai tubi di scarico delle automobili, palazzi e chiese storici dimenticati, la Funtana di Ruseddu e tanto altro: insomma, qualcosa di culturalmente rilevante c’è, ma non sembra proprio essere al centro della visione di riaffermazione della nostra identità storica e culturale. Perché, diciamolo, il vero obiettivo pare essere un altro.

Quando si parla di turismo e di “sicurezza” con telecamere sparse ovunque, e di attrarre gente per riempire B&B e ristoranti, siamo sicuri che si stia parlando davvero di cultura e di un processo di ricostruzione del tessuto sociale ed economico? O piuttosto di un espediente politico destinato a rimodellare la città secondo un’idea che, più che rispondere alle reali necessità dei sassaresi, rischia di illuderli che tutto si possa sistemare con feste tutto l’anno?

Ecco, si può – e si deve – distinguere tra turismo culturale (quello vero, di chi ci lavora con serietà e rispetto per il territorio) e le politiche di turistificazione presentate come la panacea di tutti i mali e la soluzione ai problemi dell’intera Sardegna. Ma non sembra questa la direzione che intende prendere Mascia.

Non stupisce quindi che qualcuno sui social ironizzi dicendo che, “con i disservizi di Abbanoa e l’acqua non potabile”, se arrivasse davvero il turismo di massa a Sassari sarebbe un disastro. E in effetti lo sarebbe.

Intanto la gente si lamenta – principalmente sui social – delle strade dissestate, delle buche sui marciapiedi, dei negozi chiusi. Si lamentano sempre, certo, ma qualche volta a ragione.

Torniamo al Capodanno. Perché in Sardegna, con un milione e mezzo di abitanti (o, volendo restringere il discorso al Nord-Ovest, visto che per spostarsi da Sassari a Cagliari bisogna prima “votarsi a qualche santo”, tanto sono infiniti i lavori dell’ANAS e disastrata la statale 131), bisogna creare questa assurda gara tra città su chi organizza “l’evento più grande” spendendo di più?

Non sarebbe più sensato pianificare uno o due grandi eventi a rotazione, valorizzando ogni volta un territorio diverso e affiancando all’ospite famoso anche gli artisti locali, spesso snobbati tanto dagli organizzatori quanto dagli amministratori? Sarebbe già un modo concreto per promuovere la cultura che nasce dal territorio. Anche se – per quanto possano crederlo o affermarlo i nostri amministratori – feste e concerti da soli non risolveranno i problemi strutturali dell’isola né colmeranno la mancanza di prospettive reali per i sardi.

(Giovanni Fara)

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One Comment

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  • Lidia

    10/11/2025 / at 19:15 Rispondi

    Rilanciare il territorio puntando sul turismo è una mentalità da terzo mondo. Ciò che va rilanciato sono agricoltura e allevamento, le vere ricchezze.
    Il turismo arriva come una conseguenza e non dispiace di certo, ma non può essere considerato l’unica risorsa.

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