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Editoria Bulimica: Come l'Iperproduzione Allontana le Case Editrici dai Lettori


Interlinea 

In Italia si legge sempre meno. E questa non è una novità. 

La novità è che è subentrato un nuovo fenomeno, quantomeno allarmante per quanto riguarda le case editrici e i lettori. Ma facciamo un po’ di chiarezza sui dati.

Il mercato editoriale italiano si regge sui lettori forti, pochi lettori acquistano e leggono tanti libri. Ma cosa succede quando sono i lettori forti a leggere sempre meno? Succede che il mercato implode su sé stesso, incapace di farsi un esame di coscienza perché troppo occupato a guardare i numeri, le vendite, la quantità, la produzione, i trend del momento ma cieco di fronte alla qualità, alla storia, a ciò che porta un lettore ad essere un lettore. Vale a dire: trovare sé stesso nel libro.

La cultura non è più in grado di parlare al proprio pubblico, non parla la sua stessa lingua, continua a produrre e vendere, produrre e vendere, produrre e vendere forse nel tentativo di pescare nel mucchio e, alla fine, quando si è indovinato il gusto del pubblico si fa quello che fanno le mamme quando i figli dicono “Buono questo pane che hai comprato”. Il giorno dopo, poveri ragazzi si ritrovano mobili pieni di pane come nella famosa scena di Fantozzi.

La differenza è che le mamme lo fanno perché vogliono bene ai figli. Le case editrici generaliste non vogliono bene ai lettori. Vogliono solo che si ingozzino del nuovo trend fino a rifiutarlo.

Come infatti accade.

Ecco il motivo (uno dei motivi) del calo di vendite in Italia. Proporre e riproporre sempre le stesse storie, sempre gli stessi personaggi, sempre le stesse formule. Solo perché funziona e vende. Se una cosa funziona ce la ritroviamo declinata in ogni salsa fino a saturare il mercato.

Qualche anno fa (da buon nerd) ricordo di aver assistito alla nascita di questo mostro. In quel periodo aveva avuto un enorme successo una serie tv sugli zombie tratta da un fumetto. Qualche tempo dopo è uscita un’altra serie tv sul medesimo argomento ma che ha avuto poco successo. Poi (sempre da buon nerd) ho visto videogiochi, fumetti, film e romanzi sempre sugli zombi. Risultato? Se adesso ci si azzarda anche solo a nominarli tra il pubblico si finisce per ricevere lo stesso trattamento destinato ai cari morti viventi. Un colpo in testa e via.

Ciò che avviene in questo tipo di ambiente è identico a ciò che avviene all’interno del mercato librario: il pubblico si è stufato della solita minestra. E di conseguenza non compra più le nuove uscite, gli basta leggere la trama in quarta di copertina per farlo desistere dal comprare un nuovo romanzo con un difficile rapporto padre-figlio (per esempio) affrontato sempre allo stesso modo.

Ma c’è un dato ancora più inquietante, un dato composto unicamente da numeri a molte cifre, un dato in continuo aumento che ha tutta l’aria di non volersi fermare. E arriviamo al secondo motivo, intrinseco, del calo di vendite.

Nel 2022 sono stati pubblicati 83.950 titoli. Nel 2023 oltre 90.000. La più grande casa editrice italiana ne ha pubblicati 2.193.

Forse il problema non è che la gente legge di meno. Forse il problema è che un lettore, anche un lettore forte, è impossibilitato a stare dietro a una produzione bulimica di libri. Visto che ormai il libro non è più un veicolo di cultura ma un mero prodotto dell’industria capitalistica, alla stregua di un paio di scarpe o di un prodotto per lavare i vetri.

In sostanza, i titoloni che dicono che in Italia si pubblicano più libri ma si legge di meno sono falsi. In Italia si pubblicano più libri e se ne pubblicheranno di più ma i lettori sono sempre gli stessi e in rapporto a un numero crescente di libri risultano essere sempre meno.

Magari le grandi case editrici pensano che ampliare ancora il loro catalogo porti più lettori.

“Ehi figlio mio, perché non giochi più con i soldatini? Adesso ti compro altri soldatini, macchinine, pupazzi, videogiochi, così avrai cose nuove con cui giocare”.

No, non vogliamo ancora più libri, altre novità che non sono novità ma minestre riscaldate, nuove collane, nuovi autori che non hanno nulla da dire, nuovi commissari, nuovi anti-eroi che fanno sembrare la depressione affascinante. Vogliamo meno libri e di qualità.

Ecco l’unica problematica dell’editoria in Italia: stesso numero di lettori ma troppi libri e sempre uguali.

(Giuseppe Brundu)

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