
Giovanni Fara, editore e titolare di Catartica Edizioni, ci parla di Apocalittica, il concorso letterario giunto alla seconda edizione. Un progetto che, attraverso la narrativa, vuole raccontare i cambiamenti sociali e riflettere sul presente, partendo da scenari di crisi, collasso e trasformazione per immaginare ciò che potrebbe accadere quando una delle certezze su cui si fonda la società contemporanea viene meno. Storie che possono muoversi tra realtà, utopia e distopia, mettendo al centro le conseguenze umane e sociali di questo cambiamento.
Questa è la prima delle tre interviste ai giurati di Apocalittica 3: dopo Giovanni Fara, sarà la volta di Giuseppe Brundu e Giovanni Idili.
1) Apocalittica arriva alla terza edizione: perché hai scelto di rilanciare proprio questo progetto? Cosa ti interessa ancora esplorare attraverso il concorso?
L’idea era rilanciare i concorsi della casa editrice, cominciando da uno di quelli che meglio identifica la nostra linea editoriale, attenta ai cambiamenti sociali e a tutto ciò che mette in qualche modo in discussione lo status quo. In questo senso credo che APOCALITTICA possa offrire l’opportunità di immaginare il cambiamento, ma anche e soprattutto il rifiuto di una società sempre più in declino sotto vari aspetti. La voglia di cambiamento può essere preceduta dall’implosione del sistema o dalla voglia di ribellarsi ad esso. Abbiamo pensato che APOCALITTICA avesse ancora molto da dire su questo, ed eccoci qua.
2) Nel bando si parla di tecnologia, ambiente, crisi sociali ed economiche, trasformazioni urbane, ma anche di controllo e sorveglianza. Quanto è importante che il racconto riesca a parlare del presente, anche quando costruisce una situazione estrema?
Come dicevo prima, Catartica ha sempre cercato di raccontare la realtà, fornendo in qualche musura degli strumenti di interpretazione critica della stessa. Farlo attraverso un racconto immaginario può essere un buon esercizio per riflettere sulle contraddizioni che attraversano il presente. Se chi decide di partecipare sarà in grado di partire da una situazione reale per poi sviluppare una trama utopica o distopica, capace soprattutto di toccare le corde emotive del lettore, allora avrà fatto centro.
3) Per un editore, quanto conta trovare non soltanto una bella storia, ma una voce narrativa che possa avere un proprio percorso anche oltre il concorso?
Diversi autori che poi hanno pubblicato con Catartica sono entrati in contatto con la casa editrice proprio attraverso la partecipazione ai nostri concorsi. È capitato diverse volte di costruire un percorso e una collaborazione che andassero ben oltre il concorso, arrivando anche alla pubblicazione di un libro. Quindi conta molto.
Quello che cerchiamo sono autori attenti, che siano a loro volta anche lettori. Alcuni partecipano senza neanche aver letto il bando, con racconti che non hanno niente a che fare con il tema indicato: è un segno di scarsa attenzione a quello che si fa. Se non si legge il bando, significa che si invia lo stesso racconto a decine di concorsi senza informarsi su chi propone cosa.
Nel mare magnum dei concorsi generalisti e dell’editoria generalista, noi proponiamo qualcosa che impegni chi scrive, anche per trovare autori e autrici con cui costruire un percorso che vada oltre il concorso stesso. È ciò che è successo con Giovanni Idili, che poi con Catartica ha pubblicato il romanzo Premonizioni e che oggi siede nella giuria del concorso.
4) Quest’anno i racconti selezionati entreranno in un’antologia. Che cosa deve avere un racconto perché, una volta letto, venga spontaneo pensare che meriti di stare insieme agli altri in un libro?
Intanto ripeto che occorre aver letto il bando e seguire le istruzioni alla lettera. Se ti chiedo di stare dentro i 20mila caratteri, non mandarmi un racconto di 21mila caratteri. Se chiediamo di mandare la liberatoria in un file e non nel corpo dell’email, non fare di testa tua. Come si fa a partecipare a un concorso senza aver letto il bando? Scrittori che non leggono…
Ma tornando al contenuto, occorre originalità. Non bisogna scrivere per compiacere il lettore, ma perché si ha qualcosa da raccontare che sia diverso da tutto ciò che si legge di solito. Bisogna evitare di scopiazzare le trame delle serie o di farsi scrivere la trama da ChatGPT (che poi ce ne accorgiamo) e avere il buon senso di rileggere e cercare di presentare il testo nel miglior modo possibile.
Infine il racconto deve passare al vaglio della giuria; ci deve piacere, non ci deve lasciare indifferenti, deve avere qualcosa da dire. A quel punto, secondo i nostri parametri (la corrispondenza al tema del concorso, la capacità di strutturare una storia in poche pagine e l’originalità del testo) decidiamo se meriti di stare dentro un’antologia oppure no.
5) Che cosa ti piacerebbe vedere cambiare o evolvere rispetto alla prima edizione?
Rispetto alla prima edizione, da cui sono venuti fuori due volumi (APOCALITTICA VOL.I – APOCALITTICA VOL.II), mi piacerebbe una maggiore omogeneità nel rispondere al tema indicato, che questa volta è molto più specifico.
La partecipazione è aperta anche a chi ha preso parte ai precedenti volumi. Questo darebbe una continuità al progetto ed è una delle scommesse di Catartica. Speriamo che chi è stato pubblicato nei due volumi precedenti riesca a sorprenderci ancora. E poi ci aspettiamo qualche voce nuova che sappia letteralmente farci saltare dalla sedia, esultando.
APOCALITTICA3 segna non solo il ritorno dei concorsi dopo un breve stop redazionale, ma anche un modo per ridefinire idealmente ciò che facciamo con i libri: raccontare storie che siano anche qualcosa in più di semplici storie. Vedremo a fine mese se ci riterremo soddisfatti oppure no.
Il bando e la scheda di partecipazione sono disponibili sul sito di Catartica Edizioni: Bando completo di “Apocalittica 3” . Per informazioni è possibile scrivere a info@catarticaedizioni.com.
(Redazione)






