Intervista a Claudia Erba

A sette anni dal suo esordio con Adagio con brio (Catartica Edizioni), Claudia Erba torna alla poesia con Il passo del domani, una raccolta preziosa pubblicata in edizione limitata. Un lavoro intimo, composto da cinque testi e arricchito da un’acquaforte originale, stampato artigianalmente in soli 44 esemplari numerati e firmati. Un ritorno atteso, che porta con sé una maturazione evidente e una scelta editoriale radicale. Ne abbiamo parlato con l’autrice, per capire cosa l’ha riportata alla poesia, perché proprio ora e perché in questa forma.

1) Sette anni dopo il tuo esordio con Adagio con brio, cosa ti ha spinto a pubblicare questa nuova raccolta poetica?

Non ho mai smesso di scrivere. Negli anni ha preso forma, con naturalezza e molto lentamente, una raccolta, che in realtà è più estesa rispetto alle cinque poesie pubblicate da Ragozzino e che si dovrebbe intitolare Sangue remoto. Nel frattempo è arrivato, come un regalo insperato, Il passo del domani.

2) Come nasce il rapporto con Luciano Ragozzino e la sua casa editrice “Il ragazzo innocuo”?

Sui social ho letto il post di un poeta che aveva recentemente pubblicato per “Il ragazzo innocuo” e ho deciso di inviare alla mail di Luciano Ragozzino un po’ di poesie, senza sperarci troppo però… Dal suo laboratorio tipografico sono passati nomi quali Alda Merini – che ha proprio inaugurato la raccolta “Scripsit Sculpsit”, quella dove ci sono anche io – Lawrence Ferlinghetti, Giampiero Neri, Franco Loi, Mario Benedetti, Philippe Jaccottet, Giorgio Orelli e non solo poeti, anche artisti, come Emilio Isgrò Kenjiro Azuma.

Inaspettatamente la risposta di Luciano Ragozzino è arrivata in tempi brevissimi, l’incontro nel suo studio a Milano – una fucina creativa zeppa di tesori – è stato molto sereno e naturale, perfino divertente. Biologo (forse per questo api, farfalle e soprattutto mosche, ma anche topi e cavalli, nonché scheletri, sono spesso tra i protagonisti delle sue opere), autore di testi, incisore, editore: Ragozzino ha le stigmate dell’artista autentico. Mi preme inoltre sottolineare che si è accollato interamente l’onere delle spese (gli farà piacere, da entomologo, essere definito una mosca bianca nell’editoria italiana! Ride, N.d.R.) e che è intervenuto in copertina con una xilografia, che richiama il tema, mortifero, della mia acquaforte. Ovviamente solo il disegno dell’acquaforte è opera mia, tutte le fasi successive della tecnica dell’acquaforte – che implicano la messa della lastra in acido e la stampa al torchio – sono opera di Ragozzino.

3) Come mai hai scelto di realizzare un’edizione limitata per Il passo del domani? Qual è il valore per te di questa forma editoriale così artigianale?

L’idea di associare poesia e incisione e di convogliarle in edizioni preziose è assolutamente di Luciano Ragozzino, che la pratica da anni. In particolare le Edizioni Il Ragazzo Innocuo – a tiratura limitata, composte e stampate a mano con caratteri mobili, accompagnate da testi inediti e grafiche originali – sono nate nel 2004, nel cuore di Milano, dalla trasformazione in stamperia e punto di incontro tra poeti e artisti di una ex fabbrica di gelati. Dunque io non ho deciso nulla, ho soltanto avuto la grande fortuna di incappare in questa bellissima realtà e la sfrontatezza di propormi.

4) Quanto è importante per te il legame tra parola poetica e forma concreta del libro?

Non mi piace la transizione ai modelli di lettura digitali per quanto riguarda la prosa, men che meno per quanto riguarda la poesia. Verrebbe nella maggior parte dei casi sacrificata l’impaginazione grafico-ritmica, che non può considerarsi elemento esclusivamente formale – non credo nella dicotomia forma-sostanza, tra l’altro – e si andrebbe nella direzione di un’uniformazione svilente ed iconoclasta.

5) C’è un messaggio particolare che vuoi lasciare ai lettori con questa nuova raccolta?

Mi viene difficile pensare che la mia poesia possa avere un messaggio, per lo più univoco. Mi sembrerebbe di scadere nel didascalismo e nella supponenza. Io appunto folgorazioni improvvise, piccole e grandi agnizioni notturne… la conquista di un senso nascosto è spesso difficile, molto spesso temporanea. Per questo mi piace pensare alle mie come a delle poesie cifrate, che sconfinano nell’oscuro. Attenzione però, il mio intento non è sottrarmi alla comprensione generale. Il significato, come nei sogni, è, talvolta, precluso perfino a me stessa.

6) Altri progetti in cantiere o nuove pubblicazioni previste per i prossimi anni?

Nel cassetto c’è sempre Sangue remoto (che non è un saggio sul vampirismo né un horror truculento ma la raccolta poetica cui ho accennato prima); in fase di scrittura c’è un saggio sulla canzone d’autore postmoderna.

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