
La mostra raccoglie stampe politiche e opere di grafica pittorica realizzate tra il 2018 e il 2025: immagini nate per custodire la memoria delle lotte popolari e per rendere omaggio alle compagne e ai compagni che non si piegarono all’imperialismo, al colonialismo e al capitalismo. Un percorso visivo che intreccia arte e militanza, in cui i colori e le forme diventano un insieme di immagini che testimoniano resistenza e solidarietà.
Le opere di Salvatore Palita non sono semplici rappresentazioni grafiche: sono armi culturali, strumenti di resistenza che cristallizzano parole e immagini per raccontare le lotte di uomini e popoli che hanno sfidato l’oppressione, cambiando il corso della storia. In ogni suo lavoro emerge un messaggio chiaro di resistenza e impegno, frutto di un percorso artistico e politico iniziato alla fine degli anni Settanta e mai interrotto..
Palita rifiuta la logica consumistica del “merchandising” della memoria, che riduce figure storiche a icone decorative svuotate di significato. Al contrario, egli restituisce dignità a quei protagonisti che hanno incarnato le battaglie per l’autodeterminazione, per la giustizia sociale, per l’indipendenza dei popoli. Le sue opere non si limitano a ricordare: denunciano, richiamano, esigono impegno.
Nelle sue tele e nei suoi segni rivivono i volti dei protagonisti della storia sarda – Giovanni Maria Angioy, Antonio Gramsci, Antoni Simon Mossa – intrecciati alle lotte antimilitariste e anticoloniali che hanno segnato la nostra isola. La Sardegna, con la sua storia di resistenza e ribellione, si pone al fianco di tutti i popoli che hanno combattuto contro imperi e colonizzatori: dagli algerini ai cubani, dagli irlandesi ai vietnamiti, dagli africani agli afroamericani. La lotta per l’indipendenza non è mai isolata: è universale, perché l’oppressione si ripete con le stesse logiche in ogni latitudine.
Le frasi scelte da Palita – da Gramsci che condanna l’indifferenza, ai motti che smascherano il volto violento del colonialismo e dell’imperialismo – ci colpiscono come ordini di resistenza. È come se i personaggi raffigurati ci chiamassero a una presa di coscienza, a un impegno reale, a non rassegnarci alla subordinazione politica, culturale ed economica.
La mostra evidenzia come le lotte di Algeria, Burkina Faso, Congo, Russia, Cuba, Irlanda, Vietnam, America e Sardegna condividano lo stesso obiettivo di liberazione. Ci ricorda che le storie dei popoli oppressi si assomigliano, che ogni dominio mira a cancellare dignità e identità, ma che nessuna catena è eterna quando esiste la volontà di spezzarla.
Il messaggio è chiaro: senza identità e senza indipendenza non c’è libertà. Ed è soltanto attraverso la lotta – culturale, sociale e politica – che i popoli possono riscattarsi, riaffermare la propria esistenza e costruire un futuro di emancipazione.






