Performance e arti visive. Due chiacchiere con Davide Mariani












di Giovanni Fara 

Davide Mariani, classe 1998, vive a Serrenti. Si forma a Sassari presso l’Accademia di Belle Arti Mario Sironi.
Vive a Serrenti dove elabora i suoi lavori artistici. Collabora con l’Associazione Culturale SUONA e al momento è impegnato in diverse iniziative, tra cui “Donori Endurance, a piedi verso il Contemporary 2023” a cura di Maurizio Coccia e Roberto Follesa che consiste nell’attraversamento a piedi in vari luoghi della Sardegna.

1) Ciao Davide, grazie per averci incontrato, vuoi raccontarci in breve in cosa consiste il progetto artistico a cui stai lavorando attualmente?

Ciao Giovanni! Allora la ricerca artistica che sto portando avanti in questo momento si basa sull’attraversamento a piedi di varie zone della Sardegna, si tratta quindi di un’azione performativa consistente nel camminare sul territorio e che viene documentata attraverso la fotografia, i filmati realizzati con la fotocamera reflex e gli appunti scritti in un diario di bordo, inclusi anche una rappresentazione grafica di una mappatura del tragitto e l’equipaggiamento, come il bastone che uso per il cammino che fa da “treppiede” per la fotocamera, lo zaino e le scarpe. 
I tragitti che scelgo sono simbolici, perché li ho già percorsi in pullman o in macchina, e i paesi che raggiungo sono posti che fanno parte della mia vita, che racchiudono fatti ed eventi che mi riguardano, per esempio essere ospite di amici o la frequenza degli studi al Liceo e infine all’Accademia. Lo scopo del cammino è dunque riscoprire e analizzare a fondo, con tutto me stesso, quel “mio paesaggio”. Attraverso il mio passo, la mia fatica e il mio corpo rivivo in chiave concreta il paesaggio con il quale ho sempre interagito ma che non ho guardato e analizzato fino in fondo. L’atto del camminare consiste nellavvicinarmici sempre di più per sentirlo mio al cento per cento.

2) Come nasce la tua formazione artistica?

Ho studiato prima al Liceo artistico di Cagliari, poi ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Sassari, indirizzo pittura. Sono soprattutto quegli anni passati in accademia che mi hanno formato totalmente in chiave artistica, seguendo un corso che non si focalizzava esclusivamente sulla pittura ma anche sulle arti visive, la performance, l’installazione, la videoarte e la fotografia. I campi attraverso i quali sto raccontando i cammini
Fondamentale per me è stato lo studio e l’analisi dell’arte contemporanea. Ritengo sia importante guardare non solo all’arte del passato ma anche alle espressioni artistiche del novecento e di oggi. Penso che scoprire gli artisti e gli eventi che ci riguardano nella contemporaneità ci aiuti a sviluppare una nostra poetica.

3) Ci spieghi meglio da chi o da cosa prendi maggiormente ispirazione?


Come già accennato prima mi rifaccio molto all’arte contemporanea, soprattutto quella che riguarda l’ambito della videoarte, della performance ed happening e l’installazione. Nel mio lavoro sono stato influenzato dalle opere di Richard Long e di Hamish Fulton fino al lavoro più contemporaneo di Giorgio Andreotta Calò ma la lista è lunga. Credo sia fondamentale lo studio di questi artisti non certo per “rubare” o “copiare” il loro lavoro, quanto invece per riuscire a sviluppare meglio il proprio linguaggio artistico. Poi ci sono altri ambiti che mi hanno influenzato, come la musica, soprattutto quella sperimentale e d’avanguardia e la musica elettronica in generale. 
Ogni ambito artistico che ho vissuto o studiato si riflette in ciò che faccio.

4) Ti puoi considerare un figlio d’arte, sei cresciuto circondato da artisti, i tuoi genitori lavorano infatti nel campo della musica e della scrittura. Quanto ti ha influenzato l’ambiente familiare in cui sei cresciuto?

L’ambiente famigliare mi ha influenzato maggiormente, ad esempio nella scelta del mio percorso di studi, prima il Liceo artistico e poi l’Accademia di belle arti. In casa, Domu Odilia, respiro ogni giorno arte e musica con gli appuntamenti culturali che si alternano periodicamente, come la Festa della Musica che si svolge ogni anno il 21 giugno. Qui ho avuto la possibilità di conoscere musicisti, artisti, poeti e performer di ogni genere, ognuno con la propria sensibilità e il suo estro artistico da cui ho imparato qualcosa. 
Ai miei genitori, Marco Lai e Anna Tea Salis, musicista lui, autrice e cantautrice lei, devo moltissimo.


5) Quanto è importante per te la valorizzazione del territorio che provi a raccontare attraverso la tua elaborazione artistica?

 
Ogni giorno tracciamo tragitti e superiamo confini a cui non diamo però importanza e a cui spesso non prestiamo molta attenzione. Mi piacerebbe attraverso le mie opere raccontare quei luoghi per riuscire a farli apprezzare meglio, per salvaguardare e valorizzare il territorio dalle brutture e dalle speculazioni.  

6) Siamo in un periodo storico in cui si discute tanto di transizione energetica e sostenibilità ambientale, ma in Sardegna tutto questo pare assumere i contorni dell’assalto al territorio, soprattutto da parte delle multinazionali dell’eolico e del solare. Si stima infatti che entro il 2028 ci saranno oltre cinquemila ettari di terreno occupati da pannelli fotovoltaici. Uno scenario questo, che modificherà inevitabilmente il paesaggio così come lo conosciamo oggi e come lo stai andando a documentare nella tua ricerca artistica? Tu che idea ti sei fatto in proposito, pensi che tutto questo porterà dei benefici alla nostra Isola o che si tramuterà una colossale opera di conquista di stampo coloniale?

A me sembra che l’ambiente non lo si tuteli a fondo, ancora mi sembra che il cambiamento climatico sia considerato un problema non urgente. Si parla tanto di transizione ecologica ma non si attuano delle soluzioni concrete. 
Pale eoliche e pannelli fotovoltaici possono ricadere nella tipologia di ecomostro a impatto ambientale negativo, sia per quanto riguarda il cambiamento del paesaggio che per gli effetti visivi e/o sonori che questi riversano sul territorio.  
Non vorrei che ci fossero delle ripercussioni negative. Se tutto ciò dovesse rivelarsi un’operazione che distrugge il paesaggio e in più senza nessun reale tornaconto economico, allora se ne dovrebbe fare a meno cercando altre strade, più adatte alle necessità dell’Isola.

7) Prima di lasciarci, ci vuoi parlare del progetto futuro che intendi o stai per realizzare?

L’idea è di realizzare uno o più cammini, un attraversamento collettivo nel quale coinvolgere scrittori, poeti, musicisti. Attraversando assieme il territorio per fermarci in alcune tappe dove ci saranno letture, dibattiti, o azioni sonore. Il tutto rientrante in un opera di performance con tanto di documentazione video e fotografica e  probabilmente anche cartografie del cammino. 
Il primo cammino si svolgerà il 6 settembre sull’Isola di Sant’Antioco.

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https://www.instagram.com/dmariani98/

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