Il mondo della cultura contro la guerra. Intervista al cantautore Andrea Adrillo

 

Andrea Andrillo è uno dei cantautori “impegnati” più interessanti e singolari della scena musicale sarda con alle spalle una ricca discografia e una carriera – in gruppo e da solista – di quasi 25 anni.

Ciao Andrea, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.

1) Il 24 febbraio scorso scoppia la guerra in Ucraina, la reazione di condanna nei confronti della Russia è unanime. I governi europei alla carta diplomatica preferiscono però quella dello scontro militare, rifornendo di armi e soldi il governo di Kiev. Tutto questo con una opinione pubblica largamente contraria ma che non trova spazio nei mezzi di comunicazione, completamente appiattiti sulle posizioni governative. Non a caso si parla di “stampa con l’elmetto”.
A fine luglio indielibri decide di lanciare sulle proprie pagine il “Manifesto contro la guerra del mondo dell’arte e della cultura in Sardegna”. Il tuo nome risulta tra i primi firmatari. Cosa ti ha convinto a prendere posizione?

Ti rispondo senza la presunzione di esprimere un’opinione particolarmente intelligente di fronte ad un dramma nel quale, come essere umano, come Sardo e cittadino del Mondo, fin dal principio mi sono trovato a pensare che, ad essere ottimisti, avremmo al massimo potuto ambire a fare la cosa meno sbagliata, più che la cosa giusta.
Ci siamo trovati di fronte ad un incendio talmente esagerato che trovare il modo di limitare i danni alle persone e al Paese aggredito è stato il mio primo pensiero. Il tutto “improvvisamente, secondo una narrazione ufficiale che assomiglia più alla trama di un film western da prezzo, con personaggi stereotipati, privi di profilo psicologico e senza una storia pregressa o aspirazioni future.
Mentre questo succedeva, subivo, come tutti, la pletora di ragionamenti infinitamente sottili e le analisi politiche di idioti super acculturati, con l’elmetto in testa, la bava alla bocca, sui media, sui social, il cui primo pensiero era invece quello di “sconfiggere l’aggressore ad ogni costo”, senza mai entrare nel merito di cosa sia una sconfitta e cosa una vittoria in uno scenario così complesso come quello nel quale agiscono potenze nucleari capaci di cancellare il mondo in un click; dove le ragioni di tutti sarebbero fondamentali per poter trovare almeno un punto di discussione comune; e senza comunque specificare chi avrebbe dovuto davvero pagare quel costo. Il popolo ucraino che sta venendo sterminato, sono loro che devono pagare fino all’ultima goccia di sangue? Non hanno ancora pagato abbastanza? Dopo mesi di carneficine, riavranno la loro terra? Torneranno i morti? Le famiglie distrutte? I bambini traumatizzati? E in futuro l’Ucraina sarà un Paese libero? Ma davvero? Non è che ciò che ne rimarrà, se qualcosa rimarrà, verrà lottizzato da noi occidentali? Da subito ho creduto che l’unica strada per ridurre il danno avrebbe dovuto essere la diplomazia, per salvare chi e cosa poteva ancora essere salvato. Messi in salvo i civili e il Paese il conflitto non sarebbe terminato, ma si sarebbe trasformato. Nulla a paragone di ciò che invece è successo. E comunque il dialogo non avrebbe generato i mostruosi profitti che la guerra ha portato ad alcuni…
Mi sento di fermarmi qui, però. Non credo di poter esaurire in poche righe un argomento così complesso. Spero di aver comunque risposto, almeno per sommi capi, alla tua domanda.

2) La Sardegna è una terra fortemente militarizzata, ospita infatti i tre più grandi poligoni d’Europa, Salto di Quirra, Capo Frasca e Capo Teulada. Al loro interno si sperimentano armi di ultimissima generazione e si esercitano le forze militari della NATO. Uno scenario di guerra permanente per cui le popolazioni che vivono nelle aree circostanti alle basi pagano un prezzo altissimo in termini ambientali, sanitari e sociali. Uno scenario che ci proietta direttamente al centro del conflitto ucraino. Come pensi dovrebbe reagire la società civile e il mondo dell’arte e della cultura per opporsi concretamente ad una politica e a una economia di guerra per il nostro territorio?

Tutta la società civile dovrebbe intanto riconoscere, finalmente, l’ipocrisia e il danno che sta dietro allo slogan ormai logoro dell’occupazione militare che “porta ricchezza”. A chi la porta è tutto da dimostrare, no? Di sicuro ha portato alla distruzione di intere aree ormai inbonificabili, compromesse per sempre; ha portato leucemie, tumori…
Basta fare anche solo i conti della serva, vedere quali territori si sono spopolati e impoveriti di più, se quelli occupati o altri … Fondamentale sarebbe anche comprendere più a fondo che l’economia di guerra non è sostenibile e non appartiene a un territorio, quanto piuttosto è lo stesso territorio ad appartenergli. L’economia di guerra sfrutterà all’osso ciò che deve sfruttare e poi finirà e andrà via – come è ampiamente prevedibile - in base alle mutevoli esigenze geo politiche legate, appunto, alla guerra – lasciando dietro di sé il nulla. O peggio, lascerà dietro di sé malattie, inquinamento, devastazione, una società disgregata, dall’identità culturale minata alle fondamenta, schiava dell’assistenzialismo … A questo si può e si deve reagire. È dura, come dimostrano le frequenti persecuzioni giudiziarie a danno di militanti antimilitaristi e pacifisti. Ma l’alternativa è chinare la testa? A ognuno la sua risposta.

3) Qual è oggi il ruolo dell’Arte e cosa significa essere degli artisti?

Gli artisti, ma spesso anche i “semplici” intrattenitori, categoria che merita il massimo rispetto, sono lo specchio nel quale guardarsi. Una società che mortifica l’arte libera prediligendo artisti al guinzaglio è una società dal pensiero autoreferenziale, condannata ad avvilupparsi su sé stessa come un serpente che infine si mangia la coda. Gli artisti, certi artisti, potranno piacervi poco o nulla, per ciò che dicono, più per come lo dicono, ma sono i vostri occhi, lo specchio nel quale bisogna avere il coraggio di guardare se si vuole vivere in un mondo nel quale, a mio avviso, valga la pena vivere.

4) A sostegno e in continuità con la sottoscrizione del nostro manifesto contro la guerra hai deciso di mettere a disposizione il brano “Gorizia, tu sei maledetta”. Vuoi dirci qual è il suo significato e perché hai scelto proprio questa canzone?

È una canzone scritta nel 1915, dopo la tremenda carneficina seguita alla presa di Gorizia. Chi veniva sorpreso a cantarla rischiava di finire fucilato. È un canto disperato e furibondo, un anatema, una maledizione sibilata fra i denti contro chi la guerra la vuole, contro chi lucra vendendo il sangue e la gioventù. Mi è sembrato appropriato mettere a disposizione soprattutto questo brano, fra i tanti che ho interpretato o scritto.

Discografia:

2015 - “Atlantide prima della pioggia” – EP autoprodotto. 

2015 - “United Nothing” (Srebrenica July 11, 1995) – brano digitale con Magnetica Ars Lab 

2018 - “Uomini, bestie ed eroi” – album, Radici Music Records

2018 - “Bitter Song”, singolo, Radici Music Records

2019  - “Elusive, a Soundrack to Mark's Diary, a Film by Jo Coda”, album

2019  - Y ser como el mar – CD singolo

2020 - “Prolagus, musica e parole per non morire”, album, S’Ard  Music Records

Bibliografia:

2020 - Prolagus, Canzoni e parole per resistere, per non morire

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