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Il raccolto dell’anima: l’esordio maturo di Franco Curreli


Ci sono esordi che sorprendono per freschezza, altri che colpiscono per coraggio. Il raccolto dell’anima di Franco Curreli (Catartica Edizioni, Collana In Quiete) appartiene invece a quella categoria rara di debutti che appaiono già maturi, quasi inevitabili. Non il gesto di chi sperimenta per la prima volta la scrittura, ma la fioritura di un’urgenza coltivata a lungo, sedimentata negli anni e restituita al lettore con profondità e misura.

Curreli, originario di San Gavino Monreale e da anni residente a Olbia, si definisce innanzitutto un lettore appassionato, di quelli che hanno sempre un libro sul comodino e parole appuntate in taccuini sparsi. Ma ad un certo punto “la passione si è trasformata in ossessione”: i personaggi hanno iniziato a vivere dentro di lui, lo hanno svegliato all’alba con le loro voci, lo hanno accompagnato come presenze familiari. Il raccolto dell’anima è il frutto di questa necessità: dare corpo e senso ad un dialogo interiore travolgente.

Il romanzo ha come fulcro Zemiro, figura complessa e fragile, che affronta il terremoto emotivo più destabilizzante: la perdita. La casa materna, con i suoi oggetti dimenticati e gli scritti ritrovati in un armadio, diventa il luogo simbolico di un ritorno a sé stesso, un varco attraverso cui interrogare l’assenza, la memoria, il senso di ciò che resta. La scrittura di Curreli è sobria e attenta, mai ridondante, quasi pudica: non indulge nell’enfasi, ma lascia che siano i silenzi, i dettagli, i ricordi a costruire il pathos narrativo.

San Gavino Monreale, paese d’origine dell’autore, non è soltanto un’ambientazione, ma una sorta di geografia interiore. Le strade, le piazze, i ritmi del Sud Sardegna diventano specchio della memoria e del dolore, luoghi dell’anima prima ancora che coordinate reali. Perdita, identità, crescita: paiono questi i tre assi attorno ai quali ruota il romanzo. Ma tra tutti è il tema della perdita a emergere con più forza. Curreli lo conosce in prima persona, e non lo nasconde: la sua scrittura si trasforma in terreno di elaborazione, di ricerca, di memoria. Scrivere è come “cercare di contenere una nuvola in un barattolo”.

Eppure, pur partendo da un nucleo autobiografico, Il raccolto dell’anima non scivola mai nel diario personale. Zemiro non è l’alter ego di Curreli, ma una figura letteraria che porta in sé frammenti di vissuto mescolati a pura invenzione. In questo equilibrio si gioca la forza del romanzo: unendo esperienza ed immaginazione, l’autore costruisce un personaggio universale, in cui ogni lettore può specchiarsi. La sobrietà diventa così una cifra stilistica: ogni parola è scelta con cura certosina, ma quello che colpisce più di tutto è la capacità di restituire intatti i silenzi (quelli reali e quelli del cuore).

Il raccolto dell’anima non è solo un esordio convincente: è la dichiarazione di poetica di un autore che ha trovato la sua voce autentica. Leggere questo romanzo significa attraversare un paesaggio interiore che appartiene a tutti: il dolore della perdita, la forza del ricordo, la possibilità di una prospettiva diversa.

(Camilla Pisani)

 

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