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Influencer e propaganda, legalismo e sgomberi d’oro


Notizie in pillole

Uno sguardo rapido sui fatti della settimana.

Gaza, il genocidio filtrato da Instagram

Questa settimana Israele ha dato inizio all’offensiva terrestre per l’occupazione di Gaza City, presentata come operazione “contro le ultime roccaforti di Hamas” ma in realtà diretta a piegare definitivamente una popolazione civile già stremata da mesi di assedio e bombardamenti, per indurla ad abbandonare ciò che resta della città.

Intanto, mentre a giornalisti e giornaliste è vietato l’ingresso nella Striscia, il governo israeliano ha reclutato una decina di influencer per raccontare, sui loro canali social, la “vita normale” a Gaza: una rappresentazione alterata della realtà che ripulisce il volto di Israele e nasconde agli occhi del mondo il genocidio in atto. Cosa mostrano questi influencer? Centri di distribuzione alimentare, la presunta generosità israeliana, nessuna fame, nessuna bomba. Anzi, a loro dire, se c’è carestia è colpa delle Nazioni Unite che “non distribuiscono bene” gli aiuti.

Vi sarà capitato di vedere video surreali di questo tenore: ebbene, questa è la propaganda grottesca, permessa solo a chi vende storytelling, mentre chi fa vera informazione viene assassinato. L’Occidente borbotta appena, ma non condanna davvero quello che considera ancora un partner internazionale, dipingendolo in maniera ancora più grottesca come una democrazia.


Leoncavallo: Quando sgomberare diventa un affare

Il 21 agosto il centro sociale Leoncavallo è stato sgomberato, anticipando di qualche giorno la scadenza prevista: nessuno ha potuto mediare, neppure il sindaco è stato avvisato. Lo Stato, intanto, aveva già versato 3.039.150 euro più interessi legali ai proprietari dell’immobile – L’Orologio del Gruppo Cabassi – stimato 2.644.000 euro. Risultato? Un affare d’oro per i proprietari, pagati più del valore reale dell’immobile. E, come ciliegina, lo sgombero fatto in tutta fretta ha regalato al gruppo un +4% in Borsa in appena 24 ore. Tutto questo a spese della collettività, tutto il profitto nelle tasche di pochi. E ci si chiede: in 31 anni le istituzioni non potevano trovare un’altra strada? 

Giusto per ricordarlo: dentro al Leoncavallo si sono svolte attività sociali di enorme rilievo; concerti, teatro, laboratori artistici, Casa delle Donne, scuola popolare, radio libera, iniziative contro la droga, festival indipendenti, battaglie su reddito e diritti civili. Nel 2022 il concerto di Nada richiamò circa 2.000 persone. E non solo: i graffiti del Leoncavallo sono persino riconosciuti e tutelati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano.

In tutta Italia ci sono circa 200 centri sociali: in questo clima di ubriacatura da legalismo strisciante, che fa il verso al potere, ci si chiede: chi sarà il prossimo a finire nel mirino?

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