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Venice4Palestine: il cinema non può tacere su Gaza


Mancano due giorni all’apertura della Mostra del Cinema di Venezia, ma il nome che rimbalza ovunque non è quello di Paolo Sorrentino con il suo nuovo film La grazia. A dominare i titoli sono Gal Gadot e Gerard Butler. Non per meriti artistici, ma per la loro presenza inopportuna all
’ del Festival.

Oltre 1500 artisti, riuniti sotto la sigla Venice4Palestine, hanno chiesto di ritirare l’invito alle due star. Una richiesta chiara: non spalancare il red carpet a chi ha sostenuto – ideologicamente e materialmente – le politiche e i massacri dello Stato di Israele a Gaza.

Chi è Venice4Palestine? È un collettivo spontaneo di professionisti e artisti del cinema e dell’audiovisivo – registi, attori, produttori, giornalisti, tecnici – nato proprio in vista di Venezia 2025. Il gruppo si propone di usare la piattaforma della Mostra per far sentire la voce delle vittime palestinesi e rompere il silenzio o l’indifferenza sui crimini israeliani in Palestina. Ha pubblicato una lettera aperta, firmata da oltre 1500 persone, in cui si chiede alla Biennale di condannare apertamente il “genocidio in corso a Gaza” e la “pulizia etnica” perpetrata da Israele, di ritirare l’invito a 
Gal Gadot Gerard Butler e di destinare spazi e visibilità alle iniziative palestinesi. In più, il collettivo chiede alla Biennale di interrompere ogni collaborazione con enti e organizzazioni legati al governo israeliano.

La questione è chiara. Gadot, attrice israeliana ed ex Wonder Woman, ha più volte difeso apertamente i bombardamenti sul popolo palestinese. Butler, attore scozzese, è stato tra i volti di una raccolta fondi milionaria per finanziare direttamente l’Idf, l’esercito israeliano. E oggi i due sono attesi come protagonisti del film In the Hand of Dante di Julian Schnabel.

E qui sta il punto: né Gadot né Butler hanno mai confermato la loro presenza a Venezia. Nonostante questo, la Biennale ha deciso di mantenere l’invito e di cavalcare comunque i loro nomi come richiamo mediatico. Un atto che mostra tutta l’ipocrisia della direzione: usare la loro immagine come vetrina glamour, fingendo allo stesso tempo di non vedere le loro responsabilità nel sostegno ai crimini di Israele.

La lettera di V4P mette il dito nella piaga: «Come si può rendere omaggio a figure che sostengono politicamente e militarmente Israele mentre a Gaza è in corso un genocidio?» 

Non è la prima volta che il mondo del cinema prende posizione. Già il 22 agosto centinaia di nomi – da Bellocchio a Ken Loach, da Morante a Golino – avevano chiesto alla Biennale di uscire dall’ambiguità e di condannare apertamente la pulizia etnica in Palestina. Ma la risposta della direzione è stata timida, generica e in sostanza evasiva. Da qui una crescente protesta in segno di solidarietà del mondo del cinema a favore della Palestina. Perché stare in silenzio significa rendersi complici del massacro.

Mentre cresce la protesta, la Mostra resta prigioniera della propria vetrina glamour. E così la prima vera immagine di Venezia 2025 è quella di un tappeto rosso macchiato dall’ipocrisia: da un lato un film palestinese come The Voice of Hind Rajab, dall’altro il palcoscenico riservato a chi ha fatto propaganda per l’occupazione israeliana.

Per indielibri non ci sono dubbi: la cultura non è neutra, e il cinema non può trasformarsi in copertura per i crimini di guerra. Indielibri sostiene tutte le iniziative di boicottaggio di Israele sul piano culturale. Specialmente ora, mentre si intensifica la propaganda bugiarda a suon di influencer e sponsorizzazioni: Israele ha investito “centinaia di migliaia di dollari” in campagne digitali per veicolare una versione alterata dei fatti di Gaza, con attacchi ignobili contro chi denuncia il genocidio in corso. 
Lo abbiamo già denunciato più volte sulle nostre pagine: Israele ha ucciso centinaia di giornalisti e non permette a nessuno di entrare a Gaza per garantire un’informazione indipendente e corretta. Una cosa mai vista prima, che va smascherata e denunciata in tutti gli ambiti della cultura, dell’arte e dello spettacolo.

1 commento

asophia ha detto...

Sono concorde, che anche il cinema (inteso come i lavoratori del cinema) dia il proprio contributo per Gaza.
Il cinema non può tacere