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Separazione. Terza edizione del premio letterario Urban Jungle. La parola alla giuria


È scaduto il 20 aprile il termine per l’invio dei racconti candidati alla terza edizione del Premio Letterario Urban Jungle indetto da Catartica Edizioni in collaborazione con Indielibri, da cui è scaturita la pubblicazione di due antologie dal titolo “Separazione” di 12 racconti ciascuna. Ne parliamo con i tre membri della giuria, l’editore Giovanni Fara, Vincenzo Elviretti, autore alla sua seconda pubblicazione con la casa editrice sassarese e il giovanissimo Augusto Cristian Grosso, poeta e autore di un saggio politico sull’anarchismo, che ci sveleranno alcuni dei retroscena che precedono la pubblicazione dell’antologia con le opere selezionate (Separazione Volume I° - Separazione Volume II°).

Giovanni Fara
Dal 2017 guida la piccola casa editrice indipendente nata a Sassari, capoluogo del Nord Sardegna, sviluppando un progetto culturale originale e libero dai condizionamenti dell’industria editoriale dominante.

1) Perché Catartica ha deciso di puntare molto sui concorsi?
Fin dalla sua nascita Catartica ha deciso di non porre censure preventive e valorizzare tutte quelle forme di espressione che nella letteratura cosiddetta “tradizionale” non trovano sufficientemente spazio. Abbiamo perciò deciso di puntare anche sui concorsi, ne abbiamo all’attivo di diversi, che spaziano dalla narrativa per bambini a quella più incentrata sui temi dell’attualità, con un occhio di riguardo per la Sardegna. L’ultimo, “Cóntra”, indetto all’inizio di aprile è riservato alla drammaticità della guerra. A chi partecipa ai nostri concorsi chiediamo di rispondere a un tema e le selezioni sono sempre molto rigorose. Questa è la caratteristica principale che ci contraddistingue rispetto alla marea di concorsi generalisti che affollano il mondo della piccola editoria.

2) Come è nato e quali sono le principali caratteristiche del Premio Letterario Urban Jungle?
Il concorso prende il nome dalla Collana riservata ai racconti. Volevamo che gli autori avessero la possibilità di descrivere la realtà delle periferie, il senso di rabbia, la solitudine e la frustrazione che prova chi le abita, dando spazio soprattutto all’espressione del disagio generazionale. Il tema scelto per ogni edizione ha sempre cercato di raccontare la marginalizzazione sociale della realtà contemporanea oppure un futuro irreale, distopico ma non per questo impossibile da realizzarsi.

3) Come si forma la giuria del concorso?
Nella prima e nella seconda edizione sono stato accompagnato da due autori a cui tengo particolarmente, Vincenzo Elviretti e Marco Lepori, entrambi hanno saputo raccontare la periferia in modo magistrale attraverso le loro opere. È stata una scelta ben precisa e sono felice che entrambi abbiano accettato con entusiasmo. Quest’anno gli impegni di lavoro di Marco lo hanno costretto ad abbandonare la giuria, e al suo posto è subentrato Cristian Agusto Grosso, un giovanissimo autore di saggistica e poesia che sapevo avrebbe dato un contributo importante nello sviluppo di questo progetto, a cominciare dalla scelta dei racconti selezionati. Non sono rimasto deluso.

Vincenzo Elviretti
Una collaborazione che dura da circa tre anni quella tra Vincenzo Elviretti e Catartica. Con all’attivo due titoli: “Il vento, racconto di una canzone” pubblicato nel 2019 e “Pietre, Storie di provincia” pubblicato lo scorso anno. Vincenzo Elviretti ha accostato il suo nome al Premio Urban Jungle in modo molto significativo, lo troviamo, infatti, fin dalla prima edizione, fra i componenti della giuria.

1) Quali sono le differenze fra questa e le precedenti edizioni del Premio Urban Jungle?
Non ci sono stati particolari scarti rispetto alle precedenti edizioni, una cosa che ho notato è stata quella di una maggiore difficoltà in alcuni autori a focalizzare il tema proposto.
Una seconda leggera differenza è relativa a una maggiore introspezione nelle storie narrate e questo, forse, è correlato sempre al tema di questa edizione.

2) Qual è la formula che ha permesso al concorso di consolidarsi con un numero di partecipanti sempre molto numeroso?
A differenza della maggior parte dei concorsi letterari, in Urban Jungle non si vincono premi in denaro. Gli scrittori scelgono comunque di parteciparvi perché credo che prevalga la possibilità di veder pubblicato il proprio lavoro, anche se in una forma collettiva, con una casa editrice che, seppur di piccole dimensioni, fa della qualità delle pubblicazioni un elemento fondamentale del proprio agire.

3) Che suggerimento vorresti dare a chi si approccia a questo genere di concorsi letterari?
Tre cose basilari: prestare attenzione alla sostanza (storia) di ciò che viene raccontato, alla forma (punteggiatura, ritmo) e, infine, attenersi al tema della selezione che, poi, è la prima cosa che viene valutata.

Cristian Augusto Grosso
Il più giovane tra gli autori e le autrici della Catartica Edizioni, con cui ha pubblicato un saggio politico “Le vene, l’anima. Il Sangue, l’anarchia.”

1) Come sei approdato alla giuria del Premio letterario Urban jungle?
Grazie al filo che oramai lega la mia attività con la casa editrice Catartica e il suo editore. Un percorso che si è intensificato non solo nella possibilità offertami per la pubblicazione del mio libro, ma anche nella collaborazione per il concorso.

2) Come giudichi questa esperienza e cosa dobbiamo aspettarci dai racconti selezionati?
Il concorso è stato uno specchio interattivo. Essendo la prima volta all’interno di una giuria, ho trovato questa esperienza arricchente. In quanto scrittore emergente ho avuto la possibilità di confrontarmi con i racconti e capire attraverso i pregi e difetti dei testi, anche i miei, diventando un’analisi plurilaterale.
Grandemente parlando, dai racconti ci si può aspettare un percorso lungo il concetto di separazione, vissuto dagli autori e dalle autrici su diversi piani, ma quello principale è stato il contesto emozionale. C’è comunque un filo che lega i racconti, non solo per essere stati scritti sotto lo stesso tema, ma anche perché in quasi tutti i testi scelti, è presente un contenuto veicolo d’angoscia e malessere sociale e personale. Ed è su questi contenuti che può dimorare anche una riflessione da parte del lettore.

3) Che suggerimento vorresti dare a chi si approccia alla scrittura e desidera pubblicare un libro?
Sento di suggerire quello che mi è stato trasmesso e ciò che ho provato durante la gestazione del mio libro. Dunque un profondo rispetto per il tempo, non solo dell’autore ma del testo; rispettare dunque il respiro delle parole scritte che al contrario dell’apparente immediatezza del parlato, hanno la possibilità di vivere nella fermezza dell’inchiostro e cambiare o intensificare il colore.
Dopodiché l’interrogazione e la ricerca di un dibattito introspettivo, chiedendosi altresì a chi e a cosa si vuole rivolgere il testo, ricercando poi nel testo, la presenza di frasi che riescono a sintetizzare il concetto fondante dell’opera.


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