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Quattro chiacchiere con Davide Larocca, autore del libro “Torino Agitata”


Davide Larocca nasce nel 1977 a Torino. Giornalista esperto di comunicazioni di massa, si occupa principalmente di lavoro e immigrazione. “Torino agitata, Storie dalla città senza pace” è il libro mandato alle stampe ad aprile del 2021 con Catartica Edizioni. 
  • Il libro è composto da sei racconti ambientati a Torino in epoche diverse. Con quale obiettivo hai realizzato quest’opera? Un omaggio alla tua città o piuttosto la voglia di raccontare le sue contraddizioni e le storie al limite dei suoi personaggi?
Più che un omaggio a Torino, che è la mia città natale ma verso la quale ho un atteggiamento critico, questo libro rappresenta una indagine delle sue vicende marginali, sia perché sono quelle che meglio raccontano le sue contraddizioni, sia perché occupano quelle aree sociali e spaziali che più mi affascinano, essendo meno paludate, più trasparenti, e dunque permettendo di osservare in controluce i meccanismi di riproduzione delle disuguaglianze eterni e sotterranei di cui la città ha saputo dotarsi.
  • Quanto c’è di realmente accaduto in ciò che troviamo scritto nelle pagine del tuo libro?
Nulla è totalmente vero e nulla è totalmente falso. Ciascuno dei sei racconti ha una parte di invenzione ancorata – solidamente, spero – a ricostruzioni storiografiche basate su ricerche d’archivio e su interviste da me rivolte a testimoni diretti di alcune vicende. Mescolare realtà e finzione si è rivelato particolarmente delicato per due racconti, Notoriamente ostile e La strada giusta, che toccano accadimenti recenti, oltre che drammatici. Nel primo caso, spunto per la narrazione è il processo a due poliziotti per la morte di un tossicodipendente dopo un arresto, ma il cuore della mia storia non è il processo in sé, del quale non pretendo di riscrivere la verità giudiziaria, bensì il difficile rapporto tra un quartiere di periferia e il resto della città, che il processo mette in evidenza. Nel secondo caso, il protagonista del racconto è un extracomunitario, che ho ideato ispirandomi a diverse persone da me conosciute, protagoniste di vicende straordinarie e significative, e ciò richiedeva filtri narrativi che fossero rispettosi delle loro biografie.
  • Cosa maggiormente tiene assieme le storie che ci racconti?
Un legame forte è quello dell’immigrazione, che accomuna i personaggi di quasi tutti i racconti, e non meno importante è un altro collante, cioè la lotta per i diritti, a partire da quelli connessi al lavoro.
  • Il primo dei racconti, "Riparazione", è ambientato in parte in Sardegna. Qual è il tuo legame con questa terra?
Lì ho parte delle mie radici, e dunque un legame affettivo forte e profondo, che uso ogni volta che posso per torrare a pitzinnìa. Da qualche tempo, mi tengo aggiornato su alcune realtà della società sarda che considero interessanti, ad esempio A Foras. Con Riparazione torno indietro di oltre un secolo, proponendo una storia di emigrazione che mi permette di raccontare esempi antichi di esclusione sociale e pregiudizi. Tocco inoltre un tema destinato a ripresentarsi più volte nella nostra storia, notando come i sardi, ma più in generale gli immigrati, sono i primi a infoltire da una parte le schiere di lavoratori e i movimenti che lottano per i diritti sociali, dall’altra le forze poliziesche usate per reprimere quelle lotte. Nel mio racconto, ambientato intorno alla Prima Guerra Mondiale, si trovano contrapposti gli anarchici sardi di Barriera di Milano – a partire da Maurizio Garino e Michele Schirru – e i soldati della Brigata Sassari, mentre in seguito a trovarsi su fronti diversi saranno i giovani del Sud che nell’Autunno Caldo fanno o i manifestanti o i celerini: quelli a cui spesso qualcuno ha affibbiato certificati di “veri proletari” tirando in ballo all’uopo un pensiero di Pasolini tra i più fraintesi e abusati.
  • Come è nata la decisione di pubblicare con una casa editrice sarda e come si è sviluppato il lavoro che ha preceduto la stampa del libro?
L’intenzione era rovesciare per una volta – sia pur nel mio piccolo  i rapporti tra capitale del regno e colonia, per i quali le risorse viaggiavano solitamente dall’isola alle Alpi: pubblicare un libro dedicato a Torino con una casa editrice di Sassari è stato un piccolo sfizio che mi sono tolto. Tra la valutazione dell’opera da parte di un comitato di lettura e l’uscita in libreria, c’è stato un intervento di editing che ha riguardato soprattutto il primo racconto, in particolare alcune battute pronunciate da personaggi sardi: il mio editore, Giovanni, mi ha saggiamente consigliato di tradurre in sardo queste frasi, che originariamente avevo scritto in un misto di sardo e italiano. Per questo, siamo ricorsi a una consulenza linguistica che ci ha permesso di superare le difficoltà che il sardo scritto presenta, destreggiandoci nello stesso tempo tra le diverse varianti, come era necessario dato che il racconto si sviluppa in diverse parti della Sardegna.ù
  • Torino è davvero una città senza pace?
Lo era, probabilmente. Era una città inquieta e vitale, che ha attraversato una fase espansiva destinata a essere una parentesi storica straordinaria. Oggi mi appare sonnacchiosa e invecchiata.



ISBN: 978-88-85790-57-5
Autore: Davide Larocca
Editore: CATARTICA EDIZIONI
Data di uscita: 19 aprile 2021
Genere: narrativa del territorio
Collana Hic Nos
Prezzo: 12.00 €
Nº pagine: 104
Dimensioni: 12x20,5 cm

Torino agitata
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1 commento

Loredana Romeo ha detto...

Non è vecchia Torino, è vintage e questo la rende unica e distinta dalla caotica e dispersiva Milano. Per me che adoro gli anni '50 è il top. Dove si ferma il tempo e dove la tecnologia non ha il sopravvento, lì pullula la vita��