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Manifesto contro la guerra. Due chiacchiere con Alessandra Piras


Alessandra Piras,
nata a Novara da genitori cagliaritani, fin da giovane si accosta alla scrittura e al mondo del libro, ma è dal 2017 che inizia a collaborare con il blog collettivo “Sul Romanzo” e con altre testate culturali. Attualmente scrive su “SoloLibri.net”.
Diversi suoi racconti sono stati pubblicati in antologie tra cui alcune pubblicate da Catartica Edizioni con cui ha esordito nella Collana Tene Tene di narrativa per ragazzi, e in alcune testate on line.
Alessandra ha contribuito al lancio del “Manifesto contro la guerra promosso dal mondo dell’arte e della cultura in Sardegna”.
Suoi sono i seguenti versi:

Piccola Viola, fiore radioso nel tuo giardino
Splendi, ancora.
Piccola Viola, un giorno tremi di paura e non capisci perché.
Dobbiamo scappare – ti dicono – corri.
Tu vuoi solo giocare
Fuggi via a piedi scalzi da chi ti volle nemica
Ma non sai perché
Tu vuoi solo giocare
Non t
importa d’altro, piccola Viola.
Non sai cos’è la guerra
Non conosci l’odio
Corri a perdifiato, ancora.
Eco di vento
Tu, battito d’ali nell’Eden fiorito.

1) Ciao Alessandra, grazie per averci incontrato. Di cosa ti sei occupata per le riviste su cui hai scritto e con le quali tuttora collabori?

Grazie a Voi. Si tratta di blog e siti dove si parla di cultura, società e libri. Dunque parlo di questo e principalmente scrivo recensioni di libri che arrivano in redazione.

2) Ritieni che il mondo dell’informazione stia dando il giusto spazio a chi si oppone all’aumento delle spese militari e all’invio di armi sul fronte di guerra da parte degli Stati europei?

Penso che il mondo dell’informazione non stia per niente dando il giusto spazio a chi si oppone. Si sono create delle situazioni a dir poco paradossali dove proprio chi parla di pace e dialogo viene tuttora isolato, peraltro facendo intendere che la visione dominante sia quella dell’intervento e questo in pressoché la maggior parte dei giornali a tiratura nazionale. Nessuno dice che sia facile e che la situazione non sia complessa ma mi chiedo se la storia abbia insegnato qualcosa. Io penso che se si è arrivati a questo punto e perché non si è lavorato bene prima. Ogni cosa capita per una ragione. Non si sono voluto risolvere problemi che c’erano già e ci sono dei motivi anche per questo. La guerra è sempre un ottimo investimento, a mio avviso, e il vantaggio non è certo per gli innocenti, a cui ho voluto dedicare i miei versi, o per la gente comune. Poi quando scoppia la bolla sono (o sembrano) tutti increduli, com’è è successo nel conflitto Russia-Ucraina. Pare che la soluzione siano le sanzioni economiche. Ebbene, il presente ci sta dimostrando che non è così.

3) Come giudichi, in generale, la reazione del mondo della cultura e dello spettacolo davanti al conflitto ucraino e all’utilizzo della forza militare nell’ambito dei quasi 900 conflitti (tra guerre e guerriglie) attualmente in corso?

A dir la verità non vedo questo grande movimento. A mio avviso è tutto troppo tiepido. Sento aria di Paese ripiegato su sé stesso se non anche di rassegnazione. Spero di sbagliarmi. Ma non solo adesso che abbiamo una guerra a due passi da casa. Già da un bel po’ e già in riferimento agli altri numerosi conflitti. Almeno per la mia esperienza Indie Libri è stata l’unica che si è fatta sentire con iniziative specifiche e con un Manifesto contro la guerra.

4) Il tuo nome compare tra i primi firmatari del Manifesto contro la guerra sottoscritto da ben 50 nomi fra artisti e operatori del settore dell’arte e della cultura in Sardegna. Perché hai ritenuto che prendere posizione fosse la scelta giusta da fare?

La risposta è collegata alla precedente. Non ho visto altre iniziative del genere e l’ho apprezzato molto. Ma non solo per questo, ovviamente. Penso che compito dell’arte e della cultura sia impegnarsi. Arte significa impegno. La cultura è, e dev’essere sinonimo di pace e inoltre la cultura si deve occupare di rafforzare lo spirito critico delle persone, del pubblico, di chi legge i giornali. Se questo messaggio non dovesse provenire da questo mondo, la vedrei molto male in termini di futuro della civiltà.