Header Ads

test

Ilaria Salis: Un Caso Emblematico della Crisi dei Valori in Europa


Punto e a capo


La vicenda di Ilaria Salis, l’insegnante reclusa in carcere a Budapest da 13 mesi con l’accusa di aver aggredito due militanti di estrema destra, ha acceso l’attenzione sul rispetto dei valori umani nell’Europa contemporanea. È una questione che richiede attenzione e discussione e ritengo sia importante iniziare proprio dall’analisi della situazione di Ilaria, a cui desidero esprimere piena solidarietà per il trattamento subito in evidente violazione dei diritti sanciti dai trattati internazionali ed europei che stabiliscono un inderogabile divieto di trattamenti degradanti, cosa a cui evidentemente è stata sottoposta Ilaria Salis, condotta per due volte in tribunale in manette, ceppi ai piedi e guinzagli alla vita e scortata da uomini armati e con il passamontagna per trasmetterne il senso di pericolosità all’opinione pubblica. 

Ma per comprendere appieno la sua vicenda è necessario fare un passo indietro e capire chi è Ilaria Salis e il contesto in cui si trovava a manifestare a Budapest. Durante il Giorno dell’Onore, una celebrazione annuale in ricordo dei nazisti di SS e Wermacht, si assiste a un raduno di militanti dell’estrema destra, un evento che attira persone da tutto il continente, un’occasione per le frange estreme di ultranazionalisti di stringere legami e consolidare la propria esistenza.

Sebbene formalmente l’Ungheria abbia vietato l’organizzazione di tali raduni e parate, la realtà è che Budapest continua ad essere il teatro di cortei ed eventi legati all’estremismo di destra. D’altra parte, gli antifascisti si mobilitano ogni anno per organizzare contro-manifestazioni. Ilaria Salis, si trovava a Budapest in risposta a uno di questi appelli.

L’accusa a suo carico è formalmente di lesioni, ossia di aver aggredito due militanti dell’ultra destra che hanno avuto una prognosi che va dai 5 ai 7 giorni. Lesioni per cui gli stessi aggrediti non hanno neppure presentato denuncia. In Italia per queste cose si va dal Giudice di Pace. In Ungheria invece si rischia una pena pesantissima, che è poi quella che viene richiesta: 24 anni di reclusione. Le viene contestata perché le lesioni riportate dai due, potenzialmente, avrebbero potuto condurre alla morte.

Ilaria non sta avendo un trattamento giudiziario equo; le accuse appaiono infatti di tipo ideologico. Inizialmente viene accusata di aver preso parte a ben quattro aggressioni, ma per due di queste la contestazione cade, visto che non era ancora arrivata in Ungheria. Quando viene fermata, viene trovata in possesso di un manganello retrattile che sosteneva di avere con sé per un’eventuale difesa personale.

Ciò a cui stiamo assistendo sta assumendo i contorni di un processo di tipo politico e ideologico. C’è un problema in Europa, un problema di civiltà, di dignità, di democrazia. Siamo di fronte, tra l’altro, a un’evidente disparità di trattamento: il giorno successivo ai fatti che vengono contestati a Ilaria, vengono fermati due estremisti di destra per aver picchiato dei passanti «presunti di sinistra, come rappresaglia per l’aggressione del giorno prima» argomentano i giornali ungheresi. Questi, dopo essere stati fermati e riconosciuti, sono stati subito scarcerati. Per Ilaria e i coimputati il trattamento è diverso.

I giudici ungheresi nell’udienza del 28 marzo hanno rigettato la richiesta di trasferimento dalla prigione di Gyorskocsi agli arresti domiciliari. Tutto questo ci fa pensare che la vicenda sia ben lontana da concludersi in tempi brevi e apre le dovute riflessioni su quanto l’Europa stia vivendo una crisi di valori e su come in Ungheria vi sia una evidente crisi dello stato di diritto, un Paese che viola apertamente le convenzioni umanitarie, i diritti civili e le libertà sessuali e che si accanisce contro oppositori politici. Il timore è che la vicenda di Ilaria venga usata strumentalmente dal governo di Viktor Orbán in spregio a qualsiasi trattato e in funzione del consolidamento di una ideologia al di fuori della democrazia e del rispetto della dignità umana.


In Italia chi si fa carico di tenere alta l’attenzione su questa vicenda è il padre di Ilaria, Roberto Salis. Sul fronte del mondo della cultura si muove ancora poco. Sulle pagine dell’Internazionale, il fumettista Zerocalcare racconta la storia di Ilaria Salis pubblicando delle vignette. “Questa notte non sarà breve”, dice il fumettista invitando a far accendere tanti piccoli fuochi per tenere viva l’attenzione su un caso che dopo il clamore mediatico rischia di finire nel dimenticatoio.

In Sardegna, il caso di Ilaria Salis ha attirato l’attenzione dell’Associazione Libertade che vigila sulle vicende giudiziarie di chi subisce trattamenti ingiusti ed è nato il Comitato “Da Cagliari per Ilaria Salis” che, in collaborazione con numerose organizzazioni politiche, sindacali e associazioni si è mobilitato per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere azioni a sostegno di Ilaria. Ritengo fondamentale unirsi al coro di solidarietà di Ilaria Salis, auspicando un impegno maggiore del mondo della cultura e dell’arte. È importante che più voci si esprimano a difesa dei diritti fondamentali e che si continui a lottare per garantire giustizia e dignità per tutte e tutti.

La vicenda di Ilaria Salis non è un caso isolato ma riflette una più ampia crisi di valori che sta colpendo l’Europa. In molti Paesi, i manifestanti vengono denunciati per il solo fatto di esprimere il proprio dissenso, come accaduto durante le mobilitazioni contro il 41 bis e in difesa dell’anarchico Cospito che a Sassari hanno visto denunciate 70 persone per il solo fatto di aver preso parte a presidi e manifestazioni pacifiche o nelle più recenti mobilitazioni di solidarietà al popolo palestinese segnate da violenze ingiustificate dalla polizia sui manifestanti a Pisa. Invece di promuovere un’Europa basata sulla dignità, sull’accoglienza e sui diritti, assistiamo sempre più all’evoluzione di un’Europa della galera, della repressione delle idee e della democrazia minacciata. In solidarietà a Ilaria e in difesa dei valori e dei diritti fondamentali di giustizia e dignità, è importante mantenere viva l'attenzione sulla vicenda.

(Giovanni Fara)

Link: 

Nessun commento