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Diciamo la verità: non è possibile scrivere un libro se non si legge (e tanto)


Attenzione: articolo (un po’) polemico.

Sarà la semplice voglia di polemizzare, sarà l’estate, sarà la voglia di dare consigli o “sarà il fumo negli occhi, sarà il male di te” come cantava Giorgio Canali, volevo parlare di un argomento che molto spesso genera divisioni e scontri e spero di provocare lo stesso ma in maniera costruttiva.

Si può essere bravi scrittori senza aver letto tonnellate di libri? Spoiler: no.

Esistono tantissimi casi di lettori accaniti che non sono portati per la scrittura, quindi immaginate qualcuno che non legge proprio.

Chiarisco subito un punto: quando parlo di scrittura, di saper scrivere, non mi riferisco al padroneggiare la grammatica e scrivere in italiano corretto. Mi riferisco al saper catturare il lettore, a rendere accattivante una storia, al suscitare nel lettore quella curiosità che quando arriva a casa la sera non vede l’ora di fiondarsi tra le pagine e sapere come continua il nostro romanzo.

Seguite il ragionamento: se per giocare a calcio è necessario conoscerne le regole, è anche vero che la loro semplice conoscenza non ti rende un calciatore di professione. Uno scrittore che non legge è infatti come un ragazzino che vorrebbe diventare un calciatore senza farsi mai l’ora di corsa in allenamento. Ce ne sono tantissimi che non ne hanno voglia ma non c’è un solo ragazzino che sia mai riuscito a diventare un bravo calciatore senza allenarsi anche nella corsa.

Nella scrittura è la stessa cosa. La conoscenza delle regole grammaticali non basta per scrivere un libro decente.

Chi non legge non può avere un metro di paragone sulla scrittura, in quanto un determinato autore utilizza un modo X come soluzione al “problema” narrativo Y e noi potremmo utilizzare quel modo per parlare di Z, dove Z rappresenta la nostra creazione. E non si tratta di contenuti ma di singole frasi. Chiaramente nessuno è in grado di ricordare singole frasi. Per questo uno scrittore serio legge tanto. E legge tanto per tutta la vita.

Per scrivere bisogna leggere, per scrivere bene bisogna leggere tanto, per scrivere meglio bisogna leggere gli scrittori giusti. Non vale la regola che basta leggere qualsiasi cosa. È importante anche la qualità.

Come in qualsiasi mestiere, così nella scrittura ci sono fasi che non piaceranno come per esempio quella di dover leggere un libro che all’inizio non ci piace ma che di sicuro ci insegnerà qualcosa per quanto riguarda lo stile.

Ciò che intendo dire è che se vogliamo imparare a descrivere un ambiente o una persona, dobbiamo leggere scrittori che siano bravi a descrivere un ambiente o una persona. Se vogliamo migliorare i dialoghi, dobbiamo leggere scrittori che siano bravi nei dialoghi. Se vogliamo spaventare il lettore, dobbiamo leggere scrittori che ci spaventano. Se vogliamo far piangere il lettore, dobbiamo leggere scrittori che ci fanno piangere.

Come facciamo a imparare tutto questo se non l’abbiamo mai visto fare?

Ovviamente non bisogna mai dimenticarsi di un altro fattore importante: l’esercizio. Tanto, tanto esercizio. Tanti raccontini, testi, frasi che (forse) non verranno mai pubblicati ma che serviranno da terreno di prova per ciò che vorremmo creare.

Scrivere richiede anni di studio, letture, esercizio. Non si può scrivere un romanzo da un giorno all’altro come non si può fare nessun mestiere da un giorno all’altro. L’artista col talento innato non è mai esistito, è solo una leggenda, un fondo di magazzino per dare a tutti la speranza di poter fare qualsiasi cosa. Niente in contrario, sia chiaro, ma anche chi è nato con un talento ha dovuto allenarsi per migliorare e relegare l’arte (perché la scrittura lo è) ad un semplice passatempo significa sminuire la nobiltà di un mestiere che consiste nel raccontare le storie, nel crearle, nell’insegnare ai lettori cose che altrimenti non saprebbero. O anche intrattenere, ci mancherebbe.

Torniamo alla domanda iniziale e al perché di questo articolo. Si può essere bravi scrittori senza aver letto tonnellate di libri? No.

Si può scrivere un libro senza averne mai letto uno? Si, certo che si può. Il problema è quanti saranno disposti a leggerlo, e quale editore sarà disposto a spendere per pubblicarlo.

Quindi, cari scrittori, munitevi di libri e di esercizio. E anche di un po’ di umiltà nel voler imparare. Che non è mai abbastanza.

(Giuseppe Brundu)

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