Header Ads

test

Cartelle Editoriali: Strategie di Presentazione per il Tuo Manoscritto


Per presentare al meglio il proprio scritto ad una casa editrice è bene conoscere alcuni rudimenti e termini. Ma non solo per questo. Anche per candidare la propria opera ad un concorso letterario o se ci si vuole rivolgere ad un’agenzia letteraria o se si vuole ricevere un preventivo per un qualsiasi servizio editoriale, editing compreso.

In questi casi è necessario rispettare alcuni criteri di formattazione dell’opera.

Il presente articolo servirà per darvi alcune informazioni utili per presentarvi al meglio nel campo dell’editoria e si collega all
’articolo pubblicato su indielibri qualche settimana fa: “Come Raccontare il Tuo Libro e Proporsi con Stile: Breve Guida alla Presentazione Editoriale”.

State attenti perché alcuni caratteri sono più larghi di altri e potreste rischiare di perdere la formattazione. Per esempio il Times New Roman è sconsigliato perché in un foglio si va oltre le 2300 battute. Verdana e Courier New sono i più indicati ma comunque scegliete sia in base alle vostre esigenze che alla richiesta.   

Quante volte avete sentito il termine “cartella editoriale”? 
Magari per un concorso letterario si chiede un numero massimo di cartelle o un editor vorrebbe leggere le prime venti o trenta cartelle della vostra opera per farsi un’idea.

Ma che cos’è una “cartella editoriale”? 
La cartella editoriale è l’unità di misura che fa riferimento alla lunghezza di un dattiloscritto e viene utilizzata in ambito editoriale per riferirsi a una formattazione standard, caratterizzata (all’incirca) da 1.800 caratteri per foglio, suddivisi in 30 righe da 60 battute ciascuno. E voglio sottolineare “all’incirca” perché potrebbero essere invece 1900 caratteri ma questo non è un problema. Un qualunque professionista riconosce subito la formattazione di una cartella. Il problema si pone se in un foglio ci sono 2300/2400 caratteri o più. E lì non si può più parlare di cartella, sarebbe come considerare un metro e mezzo alla stregua di un metro.

Attenzione: una cartella editoriale non equivale a una pagina. Si parla di pagine in fase di pubblicazione ma in fase di scrittura del documento di testo si utilizzano le battute per valutare la lunghezza di una cartella, quindi una cartella non equivale per forza a una pagina in quanto la pagina stampata è soggetta al formato, all’impaginazione e alla grandezza.

Ovviamente per “battuta” si intende ogni singola digitazione sulla tastiera per aggiungere un qualsiasi elemento di testo, inclusi spazi e punteggiatura. E siccome abbiamo parlato di formattazione standard eccovi come impostare il vostro testo, pronto per essere letto da un qualsivoglia professionista:

1) Impostare i margini superiore e inferiore a 3 cm e sinistro e destro a 2,4 cm (su Word si trovano nel menù “Layout di pagina”);
2) Selezionare un carattere semplice, senza grazie (per esempio Courier New) con dimensione 12;
3) Nel menù “Paragrafo”, impostare l’allineamento giustificato, l’interlinea esatta con 22 punti e selezionare la casella “Non aggiungere spazio tra i paragrafi dello stesso stile”.



Per controllare il conteggio della parole vi basta premere il pulsante in basso a sinistra con scritto “Parole”. Al giorno d’oggi è tutto più semplice, basta un clic per sapere ma un tempo non ci si poneva neanche il problema della lunghezza dell’opera, a meno che non fosse esorbitante, e non esisteva neanche il concetto di cartella editoriale. E questo perché le opere che giungevano ad una casa editrice erano molte meno di quelle che arrivano oggi. 

Questo tipo di formattazione agevola sia l’autore e sia il professionista che si occupa di leggere l’opera, in quanto saprà subito quanto è lungo il testo.

E poi si tratta anche di una presentazione non da poco. Quando un autore invia la propria opera formattata in un certo modo, l’editor capisce subito se il testo è curato oppure no e non solo digitato e basta. Se il testo ha ricevuto una certa cura è anche più comodo e meno stancante da leggere. È il vostro biglietto da visita, è come andare a Masterchef e non sapere impiattare. Magari cucinate in maniera eccelsa ma se presentate il vostro filetto alla Wellington spezzettato e dentro una scatola da scarpe, i giudici ve lo tirano dietro.

Il contenuto, poi, è tutt’altra cosa. Se un autore scrive fesserie, le scrive a prescindere dalla formattazione del testo ma quello è un discorso a parte. 

(Giuseppe Brundu)

Nessun commento